Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa di Luis Sepúlveda

Ci sono storie che emozionano sempre. Ci sono storie che fanno sognare. Ci sono storie, tante storie, mille storie, che aprono il cuore all’universo. Sempre e comunque! Storie, vere o false che siano, che trasmettono sensazioni forti  e piacevoli e che toccano le corde del cuore. Sono storie che affascinano. Sono storie che insegnano. E storie per bambini e per adulti. Di ogni luogo e di ogni tempo. Perché, quando c’è qualcosa da imparare, l’uomo ha il dovere di ascoltare e di apprendere. Con semplicità e umiltà. E di conseguenza agire per il bene dell’umanità stessa. E per se stessi. Perché nulla è importante quanto il rispetto reciproco e il rispetto verso il creato. D’altronde siamo tutti parte di un particolare microcosmo e di un universale macrocosmo. Ci siamo dentro. Non siamo che delle piccole gocce in un mare immenso.

Ed è proprio nelle acque del mare che si svolge la nuova prova letteraria di Luis Sepúlveda dal titolo Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa. Oggi proverò a tracciare qualche riflessione. Ecco come si presenta l’opera:

Da una conchiglia che un bambino raccoglie su una spiaggia cilena, a sud, molto a sud del mondo, una voce si leva, carica di memorie e di saggezza. È la voce della balena bianca, l’animale mitico che per decenni ha presidiato le acque che separano la costa da un’isola sacra per la gente nativa di quel luogo, la Gente del Mare. Il capodoglio color della luna, la creatura più grande di tutto l’oceano, ha conosciuto l’immensa solitudine e l’immensa profondità degli abissi, e ha dedicato la sua vita a svolgere con fedeltà il compito che gli è stato affidato da un capodoglio più anziano: un compito misterioso e cruciale, frutto di un patto che lega da tempo immemore le balene e la Gente del Mare. Per onorarlo, la grande balena bianca ha dovuto proteggere quel tratto di mare da altri uomini, i forestieri che con le loro navi vengono a portare via ogni cosa anche senza averne bisogno, senza riconoscenza e senza rispetto. Sono stati loro, i balenieri, a raccontare finora la storia della temutissima balena bianca, ma è venuto il momento che sia lei a prendere la parola e a far giungere fino a noi la sua voce antica come l’idioma del mare.

Questa breve storia, in realtà è una favola, suggerisce diversi argomenti e spunti di riflessione. Vediamone alcuni, se pur brevemente.

Solitudine

La solitudine, si legge nel vocabolario Treccani, è “la condizione, lo stato di chi è solo, come situazione passeggera o duratura”. E può essere causata, se di causa si può parlare, sia per scelta propria o perché isolati dagli altri. E comunque questa condizione può essere piacevole o meno. E questo può dipendere da molti fattori. Non entro in merito a discussioni scientifiche, psicologiche e/o religiose su questo. Ma voglio, semplicemente riportare quanto Sepúlveda scrive nel suo libro. A parlare è la balena.

Ho succhiato il latte denso di mia madre, protetto da lei e da loro, fino a raggiungere le dimensioni necessarie a diventare la creatura più grande di tutto l’oceano, quella che vive in assoluta solitudine. Il mio mondo è fatto di silenzio. Nessuna creatura si lamenta, grida, grugnisce o strilla  sotto la superficie e solo noi giganti rompiamo a volte la quiete. Io, che sono della specie dei capodogli, emetto il mio schiocco, le balenottere azzurre e le balene calderón si orientano e si guidano a vicenda grazie a una serie di canti armoniosi che rallegrano la solitudine notturna, mentre i veloci delfini si convocano per i loro lunghi viaggi con sibili che tengono unito il gruppo. Non si ascolta altro nelle profondità marine. Sulla superficie, invece, risuonano incessanti il fruscio del vento, il fragore delle onde, le grida dei gabbiani e dei cormorani e, a volte, le voce dell’essere meno adatto a vivere sul mare. L’uomo.

È questa una citazione che mi piace molto, perché si evince chiaramente la dicotomia tra silenzio/solitudine e il frastuono della vita frenetica del mondo e dell’uomo. Quella a cui siamo abituati noi uomini. Troppi rumori, troppe distrazioni, troppi litigi ci allontano dall’ascoltare la voce armoniosa del cosmo. Vivere in solitudine, in assoluto silenzio, può rendere l’uomo più socievole e attento. Può sembrare una dicotomia. Ma se riusciamo a riflettere un po’ ci accorgeremo che è tutto il contrario.

Solo chi è capace di solitudine è capace di comunione.

Dietrich Bonhoeffer

Ingordigia umana. Ambientalismo. Animalismo

“Chi più ha più vuole possedere”, recita un vecchio proverbio. E credo che nessun essere umano può dire: questo non riguarda me. Vogliamo avere sempre di più perché quello che abbiamo non basta mai. Noi, miseri mortali, nella nostra fragilità e pochezza sperimentiamo anche questo. Le nostre mani vogliono essere sempre ricolme: sarà insoddisfazione? dispiacere? infelicità? o chissà cosa… Ma facciamo parlare la nostra balena che così ci ammonisce:

… non ci davano la caccia per cibarsi delle nostre carni, ma per l’olio dei nostri intestini, che ardeva illuminando le loro case. Non ci ammazzavano per paura della nostra specie; lo facevano perché gli uomini temono il buio e noi balene possediamo la luce che li libera dalle tenebre. Gli uomini: così piccoli eppure così implacabili come nemici, pensai… Balene e delfini hanno sentito le voci preoccupate dei lafkenche per la presenza sempre maggiore di uomini che arrivano da luoghi lontani, forestieri che prendono tutto quello che vogliono dal bosco, dalla terra e dal mare, senza prima chiederlo e senza poi manifestare la minima riconoscenza. I balenieri appartengono a questa specie di uomini venuti dal mondo dell’ingratitudine e dell’avidità.

Sono parole dure. Parole di rimprovero, di accusa, di ammonimento: forse dovremmo imparare ad essere più riconoscenti, meno ingrati per i doni della natura, meno avidi, meno ingordi. Dovremmo imparare ad essere più rispettosi verso il creato in cui siamo chiamati a vivere. Perché distruggere il mondo in cui viviamo? Perché distruggere l’ambiente?

Perché distruggere? rovinare? uccidere?

Mi piace riportare, qui, alcune citazioni più o meno famose, sull’atto inconsulto del distruggere.

Voi che non avete mai fatto nulla
se non costruire per distruggere
voi giocate con il mio mondo
come se fosse il vostro piccolo giocattolo
(Bob Dylan)

 

Il vero dramma è che la gente passa più tempo a distruggere quello che odia che a proteggere quello che ama.
(MLicenza, Twitter)

 

L’uomo è la specie più folle: venera un Dio invisibile e distrugge una Natura visibile. Senza rendersi conto che la Natura che sta distruggendo è quel Dio che sta venerando.
(Hubert Reeves)

 

Per costruire un impero l’uomo impiega cent’anni; per distruggerlo gli basta un giorno.
(Proverbio cinese)

E concludo con un bellissimo verso di Rabindranath Tagore, poeta indiano e premio Nobel per la Letteratura nel 1913:

Dove la forza può solo distruggere, la gentilezza può scolpire.

Alziamoci in piedi, costruttori di pace!!!

Per concludere

 

Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa è una storia che ci racconta della lotta tra il bene e il male.

Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa è una favola ambientalista.

Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa è un invito a riflettere criticamente sull’operato dell’uomo che si crede padrone assoluto di tutto.

A proposito: la balena si chiama Mocha Dick. Vi dice qualcosa? Le sue avventure sono state narrate nel famoso romanzo Moby Dick di Herman Melville. Da un altro punto di vista. Quello dell’uomo.

Un’ultima cosa

Io insieme a Luis Sepúlveda alla Fiera del Libro di Milano “Tempo di Libri” il 22 aprile 2017.

 

 

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