Si vola all’ElbaBook Festival. Anzi si salpa!

L’isola che ospitò Napoleone Bonaparte esiliato per 10 mesi nel 1814 apre la seconda edizione dell’ElbaBook-Festival dell’editoria indipendente che durerà per ben 4 giorni, dal 26 al 29 luglio. Il festival che si svolgerà a Rio nell’Elba prevede un programma d’eccezione, con eventi ed ospiti di tutto rispetto, tra cui Simoni Aliprandi, Carla Bagna, Giuseppe Marcenaro, Andrea Kerbaker e tanti altri. Tantissime le case editrici presenti all’evento, tra cui Edizioni del Faro, la casa editrice con cui ho pubblicato la mia raccolta di poesie IL VIANDANTE E IL DIVORATORE DI FALENE. Anche questa, come la precedente partecipazione alla Fiera del Libro di Andora, per me è una occasione imperdibile. Per questo motivo, pur non potendo partecipare dal vivo alla manifestazione letteraria, sarò comunque presente. E sarò presente in due modi. Sì. Perché il mio libro sarà lì, in bella mostra, pronto ad essere visto, guardato, letto, comprato da tutti i visitatori nello stand della mia casa editrice. E poi, sarò presente anche virtualmente con questo post. Per l’occasione, infatti, ho chiesto all’amico Egidio Lenti, preside in pensione e attualmente Presidente dell’Associazione Amici dei Musei-Greci e Messapi che cura il Museo Civico della Paleontologia e dell’Uomo della mia città, di scrivere una sua riflessione sulla mia raccolta di poesie. Eccola qui. Buona lettura.

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Puoi acquistare il libro QUI

Recensione di Egidio Lenti

Caro Giuseppe,

mi avevi chiesto, con la tua consueta discrezione e amabilità e direi quasi con titubanza, se volessi scrivere qualcosa sul tuo più recente lavoro, di poesia stavolta, una breve presentazione, qualche considerazione, un giudizio soprattutto sincero e non edulcorato. Accolsi però la richiesta come schermendomi e facendoti notare che il versante della mia produttività era orientato più al realismo della prosa anche piattamente cronachistica che alle profondità o alle vastità cui sanno giungere le poche parole di uno scarno verso.

Qualsiasi cosa tu voglia scrivere mi va bene, rispondesti, certamente fidando anche sulla stima reciproca che caratterizza i nostri rapporti e sul comune interesse, mirato alla crescita culturale della nostra comunità, cui dedichiamo anche come volontari le nostre energie. E allora mi metto al lavoro e inizio a immergermi nuovamente nella lettura dei tuoi versi, più analitica che non come avvenuto in precedenza, non trascurando però di approfondire meglio quanto trovo nelle due prefazioni di altri nostri cari amici.

A questo punto però cominciano i miei dubbi, anzi uno e pressante: cosa sarò in grado di dire dopo quella puntuale, profonda, chiara e ricca serie di considerazioni e spunti di riflessione che i due Corigliano hanno saputo offrire a te e ai lettori? Che novità potrei aggiungere di mio, che non sia imitazione o ricalchi quegli interventi, che hanno il merito e insieme, si direbbe, la colpa di aver quasi esaurito ulteriori possibilità di approfondimenti o di altre chiavi di lettura?

Così è giocoforza riprendere l’analisi, ma stavolta ponendo attenzione più alle parole, direi al vocabolario usato da Giuseppe, che ai pensieri che sottendono e nel loro congiungersi vogliono esprimere. Scomponiamo cioè i testi – mi dico – sminuzziamo le frasi, scendiamo fin ai singoli termini per cercare di capire da dove parta il pensiero di Giuseppe e come, staccati uno ad uno come quali chicchi di spiga, riescano ricomponendosi a comunicare il suo mondo poetico.

Allora pagina per pagina, rigo per rigo, comincio a evidenziare e a segnare a parte le parole più significative, quelle più ricorrenti, che a parer mio dovrebbero rappresentare maggiormente il tuo mondo interiore, quello che le fa emergere, mettendole da parte sgranate come arilli del melograno, facendone mucchietti da confrontare alla fine dell’indagine. Un lavoro che mi consente di entrare nel dettaglio del lessico, facendomi notare assonanze, reiterazioni volute, particolarità linguistiche che creano un sistema espressivo tutto tuo e va assorbito gradatamente.

Mi accorgo quindi come quasi non esista punteggiatura: qualche rarissima virgola, pochi punti fermi, vari puntini di sospensione iniziali o conclusivi, come ad attribuire al lettore la capacità di dar seguito a quanto espresso, di completarlo intervenendo con ciò che la propria sensibilità gli detta, sollecitata dalla libertà che in tal modo gli è lasciata, o di anticipare quanto poi troverà espresso: la poesia diventa così un momento non più individuale, tutto tuo, ma si immerge nella coralità.

E conseguentemente, da quest’analisi minuziosa e quasi certosina, che permette anche di avvertire il gusto di qualche chicca lessicale che sa di antico, di nostalgico o di desueto (falene, fidente, malie, menestrello, ocarina, primigenia, serti, sicli…) emerge un registro linguistico di tono alto, che però sa scendere nel familiare o nel colloquiale, senza mai scivolare nel banale o nel consueto. Come se la materia da maneggiare fosse una di quelle che possono offrire in pochi ma ricevere in molti.

Poi inizio a graduare la frequenza delle parole-chiave ed emerge – e come poteva essere diversamente – che la più presente è “amore-amare” con 18 ricorrenze, cui fa immediato seguito “cuore”, con 14: è l’aspetto del sentimento cardine su cui posano “vita” e “uomo”, con un ugual numero di ricorrenze, 10 ciascuna. Amore e vita umana che hanno come luogo di riferimento fisico il “mare” e come luce quella del “tramonto”, anche qui con 10 frequenze.

Comincia a delinearsi in questo modo la realtà materiale e spirituale che sono radice e insieme frutto della tua sensibilità: un mondo interiore vasto e senza confini, com’è il mare, ma avvolto nella malinconica luce di uno dei tanti nostri tramonti che portano sì tristezza, come segno del giorno che muore, ma inducono un sentimento di pace e insieme di speranza, perché dopo quel morire c’è una rinascita, quella del “sole” e della “luce” che tornano (rispettivamente 7 e 5 ricorrenze) negli ”orizzonti” e nel “cielo” (5 frequenze ciascuno), cui si aggiungono come aspetto complementare dimensioni spaziali e temporali indeterminate, come “tempo – eternità” (complessivamente 13) e “antico – lontano” (10).

Questi gli scenari su cui agisce l’umanità individuale che “abbraccia” (7) i suoi simili o con essi “danza” (5) e che ha come “desiderio” (et similia, 6) la “dolce” (5) “bellezza” (4), non disgiunta dalla “fragilità” (5).

Si potrebbe continuare a lungo in questa disamina, caro Giuseppe, che finora non ha esaurito l’indagine sul tuo “scrivere”, se non fosse che non si può approfittare della pazienza tua e dei tanti tuoi lettori, certamente in numero ben superiore ai venticinque di don Lisander, ma non posso trascurare che l’intensa spiritualità di cui sono intrise e profumano le tue pagine fanno avvertire come costante il senso della presenza divina, sicura o ricercata ma mai declamata, che tuttavia fa sentire, per dirla con lo Scalvini, di “non essere sotto la gran volta del firmamento… ma sotto quella del tempio che cuopre i fedeli e l’altare”. Può essere un limite o un pregio. Ne parliamo?

Puoi acquistare il libro, sia in versione cartacea o in formato ebook da QUI

 

 

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13 Comments

  • Maria Palma

    Reply Reply 26 Luglio 2016

    Continua a percorrere il tuo cammino con gioia e coraggio e sono sicura che i tuoi lettori saranno affascinati dai tuoi capolavori. Complimenti!

    • Giuseppe

      Reply Reply 26 Luglio 2016

      Ciao Palma. Benvenuta. Ti ringrazio per questo tuo commento. Spero di non deludere nessuno. Il cammino è arduo e faticoso, si sa. Ma la voglia di farcela è tanta. Grazie ancora!

  • Costa

    Reply Reply 26 Luglio 2016

    Il tuo modo di scrivere mi emoziona da anni e ogni tuo nuovo lavoro, anzi capolavoro, mi affascina sempre di più. Questa ultima tua opera, permettimi il gioco di parole riguardante il titolo, Il viandante e il divoratore di falene, si divora anche in una sola notte per la sua avvincente lettura. Complimenti ancora e che la tua strada letteraria continui sempre così. Buon vento in poppa.

    • Giuseppe

      Reply Reply 26 Luglio 2016

      Ciao Costa. Benvenuta. Grazie perché, da anni, mi segui sempre con interesse. Che questo vento mi porti lontano e che possa emozionare ancora tanti altri lettori.

  • Milena Miccoli

    Reply Reply 28 Luglio 2016

    Ciao Giuseppe.
    Sono veramente molto contenta per te, il tuo modo di scrivere è, ancora una volta, originale, coinvolgente e piacevole. Appena terminato il libro è naturale pensare: a quando il prossimo?

    • Giuseppe

      Reply Reply 28 Luglio 2016

      Ciao Milena. Benvenuta. Grazie infinite per il pensiero che mi hai voluto riservare. A quando il prossimo? Ci stiamo lavorando.

  • lety

    Reply Reply 29 Luglio 2016

    Ogni tuo libro è sempre una nuova scoperta, è un piacere leggerti. I miei migliori complimenti!

    • Giuseppe

      Reply Reply 29 Luglio 2016

      Ciao lety. Benvenuta. Grazie mille.

  • Alessia

    Reply Reply 31 Luglio 2016

    Ciao Giuseppe, mi piace avventurarmi nei tuoi libri, è sempre un piacere leggerne uno! Auguri per i tuoi prossimi lavori! Complimenti!!!

    • Giuseppe

      Reply Reply 31 Luglio 2016

      Grazie Alessia. Un buon motivo per seguirmi.

  • Simone

    Reply Reply 3 Agosto 2016

    Ciao Giuseppe, è un enorme piacere il poter lasciare un piccolo commento in merito al Suo Libro. Le faccio i miei più sentiti complimenti per questo scritto. Le auguro un percorso ricco di risultati!

    • Giuseppe

      Reply Reply 3 Agosto 2016

      Ciao Simone. Grazie a te.

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