In questa pagina puoi trovare tutte le recensioni sul mio romanzo “L’ultimo cantore d’Irlanda”.

Vasta è la mia fama quanto lo è il cielo. Io sono il migliore riguardo la potenza del mio dito, nessuno mai potrà trovarsi a competere con me.

Turlough O’Carolan

 

L'ultimo cantore d'Irlanda
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Recensione di Vincenza Musardo Talò

Vincenza Musardo TalòLa narrativa italiana, con questo ulteriore lavoro di Giuseppe Marino, si arricchisce di un contributo valido, teso soprattutto a veicolare un singolare e interessante aspetto della cultura irlandese di età moderna ma ancorata a suggestivi elementi e figure, preesistenti al fenomeno della romanizzazione del mondo anglossassone. Trattasi di un romanzo breve o di un racconto lungo, come dir si voglia; ma non importa come definire questa fascinosa storia, legata alla specificità della cultura etnica del popolo irlandese; l’Autore, sul filo dei miti gaelici e delle leggende degli antichi Celti, ricostruisce, in maniera verosimile, ambienti ed eventi entro cui trova la sua giusta collocazione la vicenda esistenziale del protagonista, il cieco Turlough O’Carolan, poeta errante, compositore e arpista d’eccezione. Continua qui

Recensione di Francesca Paola Simon

Francesca Paola SimonTesto linguisticamente semplice e lineare, che predilige una struttura paratattica delle proposizioni, quindi di gustosa leggibilità, esso è la narrazione di un personaggio divenuto leggenda, vissuto nell’Irlanda del XVIII secolo: Turlough O’Carolan. Il racconto è inserito in un preciso quadro storico che fa costante riferimento all’annosa contrapposizione culturale e, soprattutto, religiosa tra irlandesi e inglesi, tra cattolici e anglicani, e alla guerra che ne derivò: l’autore descrive nel capitolo VIII l’attacco degli inglesi, rappresentandone l’orrore e lo sfacelo attraverso una sapiente “Guernica” di parole che dipingono e rendono vivida ogni immagine di morte e devastazione. Il protagonista è un musicista, cieco sin dall’età di 18 anni, ma dotato di una rara sensibilità che riesce a esprimere attraverso la sua arte: la musica. Continua qui

Recensione di Mariella Eloisia Orlando

326ab69Un viaggio condensato in 13 capitoli, narra dell’ultimo bardo d’Irlanda, Turlough O’Carolan, arpista e poeta itinerante realmente vissuto nell’Irlanda del 1700. O’Carolan nacque a Nobber, nella contea di Meath. All’età di 14 anni si spostò con la sua famiglia a Ballyfarnan, nella contea di Roscommon, dove suo padre andò a lavorare presso la famiglia MacDermott Roe. La sig.ra MacDermott gli diede la possibilità di istruirsi. Da subito emerse il suo talento poetico. Il vaiolo lo rese cieco all’età di 18 anni. O’Carolan studiò arpa per tre anni, poi presi un cavallo e una guida cominciò a percorrere l’Irlanda, da un capo all’altro, componendo canzoni per i nobili. Ha praticato il mestiere di arpista itinerante per 50 anni. Celebrato già in vita, più come poeta che come compositore, morì nella casa del suo benefattore McDermott Roe nel 1738. Il testo nasce proprio dalla biografia di quest’uomo e racconta gli ultimi tre anni della sua vita in maniera scorrevole e coinvolgente. Continua qui

Recensione di Milena Schirano

Milena SchiranoIo non sono un critico letterario. Sono, come dico sempre, un’utente appassionata dei libri. Un libro è un viaggio emozionante.  La bellezza di un libro è incomprensibile a chi non li ama, è usare la fantasia, è “leggere” la fantasia. Leggere significa entrare in un periodo, in un personaggio, è immedesimazione, svago, conforto, curiosità. Come d’altronde apprezzo ed ammiro chi scrive: scrivere fa ragionare con se stessi, facendo affrontare i propri fantasmi, scandagliare il proprio inconscio più recondito vero percorso di crescita individuale e personale. Per cui, sono non qui ad analizzare il libro nel suo contenuto, nella sua forma ma ad esprimere le sensazione che esso mi ha dato. Continua qui

Recensione di Sabina Sirsi

Sabina SirsiUn fiume, le cui acque sempre in movimento, nascondono il suo letto, ma in alcuni momenti lo lasciano intravedere. Giuseppe Marino ha incontrato l’arte di Turlough O’Carolan e da quell’incontro ne e’ nato un romanzo. Uno scrittore che incontra un musicista, il linguaggio narrativo che incontra quello musicale. L’arte, quindi, che incontra l’arte non per sommarsi ne’ per risolversi, ma per elevare all’ennesima potenza il caos. Quel chaos di cui parlavano i Greci non intendendo il disordine ma lo spalancamento, l’apertura. Giuseppe Marino operando un a-topia ci porta fuori per incontrare una dimensione temporale lontana da quella che noi abitiamo e quindi diversa, senza tuttavia provocare fratture ne’ lacerazioni anzi, gettando un ponte tra la nostra epoca e quella di O’Carolan. Continua qui

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