La riscoperta del mistero trinitario in Karl Rahner

Non ci si può inoltrare in un cammino simile che si occupa di uno studio sul mistero della Trinità se non si ha un punto di partenza solido. Questo breve scritto trova le sue solide fondamenta nel saggio di Karl Rahner, La Trinità, opera pubblicata in Mysterium Salutis negli anni tra il 1967 e il 1976.

Il saggio inizia con una riflessione, valida ancora oggi, circa la “devozione”, se di devozione si può parlare, alla Santissima Trinità.

La difficoltà che Rahner espone è quella di una mancata educazione, da parte dei teologi o dei pastori, ai fedeli, a far comprendere la realtà di Dio Uno e Trino.

A questo proposito lo stesso Rahner fece una dichiarazione dura affermando che il Dio di molti cristiani non è un Dio cristiano. Da qui la teoria del “decentramento” dei cristiani, cioè, essi sono concordi nell’affermare la trinità e l’unicità di Dio in quanto il catechismo o il magistero implicitamente “impone” tale insegnamento; nel loro modo di rapportarsi con Dio tramite gesti, preghiere il discorso cambia.

D’improvviso Dio viene visto nella sua assolutezza, come un qualcosa lontano dalla vita della persona, un Dio quasi irraggiungibile. Rahner propone che quando ciò avviene bisogna che il teologo si smuova dalla sua situazione di stasi per far sì che i fedeli comprendano appieno che Dio uno-trino non è separato dalla persona, ma è in relazione con essa.

Non tutto nasce per caso. Alla base di questa situazione di dimenticanza dell’Essere Dio vi è una causa che ha origini nella stessa teologia.

Le tesi che sono state formulate per apologetica circa alcune verità fondamentali della fede sono state mal interpretate e anziché chiarire il mistero di Dio hanno creato nelle menti una notevole confusione.

L’esilio del Trattato sul De Trinitate

Per capire meglio prendiamo in considerazione tre tesi che hanno portato ad una sorta di confusione intellettuale e per certi versi anche spirituale.

Prima tesi. La prima tesi ha inizio con una affermazione che lo stesso Rahner ha pronunciato prendendo spunto da Agostino e la sua teoria circa la paternità di Dio:

“se Dio avesse voluto, una qualunque delle tre Persone divine si sarebbe potuta incarnare”.

La riflessione che il nostro fa a tal proposito parte da una osservazione pastorale. Egli dice che la figura di Gesù è molto ricercata, menzionata, pregata. Però quel Gesù è visto solo come la seconda persona della Trinità e non come Figlio di Dio.

La causa di questa affermazione sta proprio nella frase succitata che è stata scritta per mostrare l’assoluta libertà di Dio avvenuta nella Rivelazione; assoluta libertà che ha fatto perdere il discorso della figliolanza di Gesù perché sembrava che Dio si fosse liberamente manifestato a Cristo. Pertanto, l’idea che l’incarnazione e la vita di Gesù riguardi il Figlio sta venendo meno.

Seconda tesi. Il principio teologico che sta alla base di questa seconda tesi riguarda il mistero di grazia. La teologia degli anni ’60 si riferiva ad esso come consortium vel partecipatio divinae naturae; così non vi era più la relazione che il Dio intratrinitario aveva con questo mistero.

All’origine di questa tesi troviamo una affermazione del Concilio di Firenze:

“Hae tres personae sunt unus Deus, et non tres dii:

quia trium est una substantia, una essentia, una natura,

una divinitas, una immensitas, una aeternitas, omniaque sunt

unum, ubi non obviat relationis oppositio”.

Qui viene affermato il principio di inseparabilità della Trinità nel suo agire ad extra per poter esprimere la sua unità di essenza ad intra.

Anche qui Rahner scorge un difetto di comprensione della tesi. Infatti l’inseparabilità delle tre persone si trasformò subito in azione non trinitaria, cioè, la tesi è stata applicata sia alla comunicazione che Dio ha nella creazione sia alla comunicazione che ha nella grazia.

Rahner afferma, al contrario, che la comunicazione che Dio ha nel mistero di grazia sia con la persona sia con la storia, è una comunicazione sempre nuova che nessun teologo con nessuna teologia e nessuna forma di pensiero può spiegare fino in fondo.

Terza tesi. Siamo giunti alla terza tesi che possiamo farla partire con una frase di Rahner che troviamo in un altro suo saggio, Il Dio trino come fondamento originario e trascendente della storia della salvezza:

“Tutte le manifestazioni storico-salvifiche devono essere riferite in modo uguale al Dio Trino e a ciascuna Persona divina in sé e per sé”.

 Questa affermazione permette di dire che una dottrina circa la Trinità deve emettere tesi sulla realtà intradivina e non sulla realtà economica. Si ha qui la divisione tra “De Deo Uno” e “De Deo Trino”.

Il trattato circa la Trinità (“De Trinitate”) è studiato a sé. Questo ha fatto sì che la Trinità fosse un mistero lontano, che quasi non tangesse alla persona, ma fosse solo una serie di norme dogmatiche da accettare apaticamente.

Il mistero trinitario, così, da “mysterium salutis” è diventato un “mysterium logicum”.

Rahner allora prende l’iniziativa di rivedere tutta la dottrina sulla Trinità cercando di tener presente la situazione, a lui attuale della Chiesa e del mondo, la tradizione e le fonti.

Per far uscire dalle tenebre dell’intellettualismo il mistero trinitario richiede un nuovo modo di vedere, un nuovo principio che faccia luce nella mente e soprattutto nei cuori dei teologi e dei fedeli. Da qui l’assioma fondamentale che Rahner formula:

“La Trinità economica è la Trinità immanente e vicecersa”.

L’assioma trova la sua applicazione partendo dalla missione del Figlio e dello Spirito Santo e la presenza del Padre in queste missioni senza disunire il mistero trinitario.

Troviamo, qui, l’esplicitazione della relazione tra la Trinità che si rivela tramite la missione del Figlio e la missione dello Spirito Santo (Trinità economica) e la Trinità nel suo essere intimo (Trinità immanente).

Questa relazione necessita, ora, di essere riportata alla ribalta nei temi che le tesi, di cui sopra abbiamo descritto, avevano seppellito nei meandri della intelligenza: nel rapporto Incarnazione-Figlio, nel mistero della grazia-Persone divine e infine nel tema della Trinità come realtà salvifica centrale.

La riscoperta del mistero trinitario

Primo fine. Il primo fine che l’assioma di Rahner si propone è quello di tessere una relazione tra la missione di Gesù e la realtà intratrinitaria del Figlio di modo che tramite la vita di Gesù si possa ritornare a meditare sulla Trinità. E Rahner inizia dal concetto di unione ipostatica che la Chiesa ha inteso come unicità di Cristo nella incarnazione.

Rahner afferma che Gesù è il Logos del Padre. Con l’incarnazione Dio non compie una semplice azione, ma viene nella storia con una nuova presenza. Una presenza radicale che avvenendo col Figlio non è esclusiva di questi, ma è propria di Dio.

Possiamo comprendere il Logos compiendo una sorta di passo in avanti, cioè, da come lo pensiamo noi dobbiamo passare a comprenderlo in ciò che è in se stesso. Il Figlio non è un rivelatore del Padre, ma è l’unico rivelatore del Padre: “Chi vede me vede il Padre”. Tutte le teologie che non permettono di comprendere questo passaggio devono essere riviste. Bisogna far capire ai fedeli che quel Gesù che tanto pregano è il Figlio, è il Verbo.

Per Rahner l’unione ipostatica non può essere pensata come il prodotto di due realtà precedentemente “costituite”. Questo può essere vero per il Logos, ma non per la natura umana assunta, che fuori dell’unione ipostatica non è mai esistita; è solo in base al Logos che la si può pensare per il fatto che è unita a Lui.

Rahner a tale proposito si pone diverse domande: “L’umanità del Logos è una realtà estranea a Lui o puramente assunta? È precisamente ciò che Egli diviene allorché il Logos esprime se stesso nel non-divino? È l’Incarnazione che deve essere spiegata a partire dalla natura umana, cosi come la conosciamo da prima? Oppure è la natura umana che, in fondo, deve essere spiegata con la Kenosis dello stesso Logos?” Non bisogna solo capire l’incarnazione alla luce di ciò che sappiamo sulla natura umana; quest’ultima può essere compresa nella sua pienezza solo alla luce della Incarnazione, perché l’incarnazione è la Kenosis del Figlio. La natura umana è la manifestazione del Padre in ciò che non è divino tramite la sua Parola.

Da ciò risulta che l’Incarnazione permette di giungere al mistero trinitario; la condizione, secondo Rahner, per cui Dio pone in essere “l’altro sé” sta nel fatto che da Lui stesso procede l’altro (il Figlio) mediante la generazione. Così possiamo affermare che il Logos economico è il Logos immanente. Questa “identicità” del Logos era stata già affermata sia dal Concilio di Efeso sia dal Concilio di Calcedonia.

Secondo fine. Il secondo fine dell’assioma rahneriano, che risponde alla seconda tesi, crea il nesso tra le persone divine e il mistero di grazia. La risposta di Rahner è impostata tutta sula auto-comunicazione di Dio; Dio si comunica nel suo mistero intimo così come Egli è. Questa tesi ha in sé tre caratteristiche:

  1. Dio si comunica per sua iniziativa;
  2. Il contenuto di tale comunicazione è Dio stesso;
  3. Dio, nella grazia, da se stesso all’uomo.

Non si tratta più di una comunicazione circa le cose su Dio, ma è una comunicazione del “Sé” di Dio. Nel mistero di grazia le tre persone trinitarie si rapportano con la persona mantenendo la caratteristica che le è propria, ma non prescindendo dalle altre persone divine. Questa comunicazione è il fondamento ontologico-reale che è alla base della vita di grazia della persona situata nello status viator.

Potremmo parlare di un dinamismo che percorre tutta la comunicazione di Dio, una comunicazione che è, per mezzo della grazia, l’attuazione economica della comunicazione che il Padre fa dell’essenza divina al Figlio e allo Spirito. Il cristianesimo si base sul fatto che Dio ha date se stesso all’umanità così come Egli è, Padre, Figlio e Spirito Santo.

Terzo fine. L’assioma fondamentale di Rahner nasce dalla valenza salvifica del mistero trinitario (terzo fine). Non si può separare la Trinità dal mistero salvifico. La salvezza dell’uomo avviene grazie alla comunicazione del “Sé” di Dio. Così si potrebbe risolvere anche la problematica circa l’isolamento del trattato “De Trinitate” rispetto alle altre discipline dogmatiche. La Trinità non è solo il centro del mistero salvifico, ma comprende tutta la realtà soteriologica di modo ché la pneumatologia, l’ecclesiologia e via dicendo devono essere comprese e studiate solo alla luce del mistero trinitario.

Un noto teologo argentino, Marcelo Gonzalez afferma:

“La Trinità economica è la Trinità immanente e viceversa” è, pertanto, il principio che permette di recuperare il mistero trinitario come mysterium salutis per eccellenza come sorgente del nexus mysteriorum che offre la possibilità di un nuovo intellectus fidei sulla realtà del cristianesimo.

Conclusione

Certo non è racchiusa tutta in queste righe la dottrina sulla Trinità di Rahner. Egli continua l’opera con un exursus all’interno del Magistero della Chiesa per evidenziare il ruolo che la Trinitaria ha coperto in questi anni.

Partendo dall’affermazione del Concilio Vaticano I che dice: “mysteria in Deo abscondita, quae, nisi rivelata divinitus, innotescere non possunt”, cioè, la Trinità è un mistero assoluto il quale rimane incomprensibile anche dopo la rivelazione.

Passa poi all’analisi sulle tre singole persone per poter giungere alla relazione trinitaria tramite vari ragionamenti e l’ultima asserzione afferma quanto segue:

“A motivo dell’unità dell’essenza, delle processioni e delle relazioni opposte, che costituiscono le Persone, si asserisce una reciproca inesistenza delle tre Persone, (circuminsessio, circumnincessio, perichoresis): il Figlio dall’eternità è nel Padre e viceversa”.

Tutta l’opera di Rahner ha costituito la prima fase circa il recupero teologico della centralità della dottrina e della realtà della Trinità. Egli ha riconosciuto quegli ostacoli dogmatici che non riuscivano a mandare avanti un discorso unitario circa la Trinità.

Questo è stato solo l’inizio; altri teologi hanno preso in mano le redini di questo discorso, come Bulgakov, von Balthasar, Lafont, Kasper, Jungel, Forte, Coda, i quali hanno cercato di ampliare il ragionamento facendo comprendere alla luce del mistero trinitario l’evento pasquale.

Non possiamo che concludere con le parole che lo stesso Rahner ci suggerisce al termine della sua opera:

“Ciò che qui dunque è stato esposto non è altro che una certa qual formale anticipazione della cristologia e della pneumatologia. Condizione di una tale concezione è che nella cristologia si prenda sul serio il dogma che “solo” il Logos si è incarnato… e che questo manifesta il Logos come tale; che inoltre nella pneumatologia venga presentata una dottrina della grazia strutturata trinitariamente. A questa condizione la dottrina autentica circa la Trinità viene presentata nella cristologia e nella pneumatologia”.

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