La decostruzione del soggetto nella nuova topica di Sigmund Freud, parte seconda

L’apparato psichico

Secondo Freud la nostra psiche è costituita da tre livelli o topiche:

  1. 1. livello profondo o inconscio che si chiama Es;

2. livello dell’Io o della coscienza razionale:

3. livello del Super Io.

L’es (pronome neutro dimostrativo equivalente all’Id latino e coniato da Georg Groddeck) è l’inconscio degli impulsi inconsci della libido, è orientato alla soddisfazione sessuale, è la sorgente dell’energia biologica-sessuale.

“L’Es è la parte oscura, inaccessibile alla nostra personalità…, si lascia descrivere solo per contrapposizione all’Io. All’Es ci avviciniamo con paragoni: lo chiamiamo caos, un calderone di eccitamenti ribollenti… L’Es non conosce né giudizi di valore, né il bene e il male, né la moralità… Cariche pulsionali che esigono la scarica: ecco tutto ciò che… vi è nell’Es”.

L’Io è la facciata dell’Es; è il rappresentante conscio dell’Es, la punta consapevole di quell’iceberg che è appunto l’Es.

“Nostro desiderio è fare oggetto di questa indagine l’Io, il nostro Io più autentico; ma è possibile? L’Io è il soggetto per eccellenza, come può diventare oggetto? Ora, non vi è alcun dubbio che questo è possibile: l’Io può prendere come oggetto sé stesso, trattarsi come altri oggetti, osservarsi, criticarsi e fare di sé stesso Dio sa quante cose ancora”.

Il Super Io si forma verso il quinto anno di età e differenzia l’uomo dall’animale; è la sede della coscienza morale e del senso di colpa. Il Super Io nasce come interiorizzazione dell’autorità familiare e si sviluppa successivamente come interiorizzazione di altre autorità, come interiorizzazioni di ideali, di valori, modi di comportamento proposti dalla società.

“Il Super Io gode di una certa autonomia, persegue i propri intenti ed è indipendente dall’Io per quanto riguarda il suo patrimonio energetico… Il Super Io impone all’Io inerme, che è in sua balia, i più severi criteri morali; è in generale il sostenitore delle esigenze della moralità, e improvvisamente ci rendiamo conto che il nostro senso morale di colpa è l’espressione della tensione fra l’Io e il Super Io”. “Il Super Io osserva, guida e minaccia l’Io, esattamente come facevano prima i genitori col bambino. Il Super Io che in tal modo assume il potere, la funzione e persino i metodi dell’istanza parentale, non ne è però soltanto il successore legale, ma realmente il legittimo erede naturale”.

I principi di piacere e di realtà

L’Io, dunque, si trova a commerciare tra l’Es e il Super Io, tra le pulsioni dell’Es e le proibizioni del Super Io.

Le forze istintive sono regolate da due principi: quello di piacere e quello di realtà.

Per ciò che riguarda il principio di piacere, la libido tende a trovare un soddisfacimento immediato e totale. Percorrendo tale strada essa troverà il principio di realtà come censore che costringerà le pulsioni egoistiche ed autodistruttive ad incanalarsi per altre vie, quali possono essere quella della produzione artistica e della scienza, ovvero le vie della civiltà. Pur tuttavia, davanti alle repressioni del principio di realtà, l’istinto non si dà affatto per vinto, ma cerca altri sbocchi per il suo soddisfacimento. Se ciò non avviene, la spinta dell’istinto si trasformerà in nevrosi.

L’angoscia

Esistono due diverse forme di angosce: quella reale e quella nevrotica: la prima è una reazione al pericolo, ossia a un danno atteso dall’esterno; assolutamente enigmatica, quasi fosse senza scopo, la seconda.

“In una analisi della angoscia reale, abbiamo ricondotto quest’ultima a uno stato di accresciuta attenzione sensoriale e tensione motoria, la cosiddetta “disposizione all’angoscia”. È da questa che si sviluppa la reazione d’angoscia. A questo punto due sono gli esiti possibili: o lo “sviluppo d’angoscia” si limita ad un segnale, e allora il resto della reazione può adeguarsi alla nuova situazione di pericolo, risolversi in fuga o in difesa, oppure il passato mantiene il sopravvento, l’intera reazione si esaurisce nello sviluppo d’angoscia, e allora lo stato affettivo diviene paralizzante e inappropriato nei riguardi del presente”.

Per ciò che concerne l’angoscia nevrotica essa assume tre forme diverse.

“La prima, quella di ansietà generale liberamente fluttuante, la cosiddetta “angoscia d’attesa”, pronta ad agganciarsi transitoriamente a qualsiasi nuova possibilità si presenti, come avviene ad esempio nella tipica nevrosi d’angoscia. La seconda forma è quella dell’angoscia strettamente legata a determinati contenuti rappresentativi caratteristica delle cosiddette “fobie”, nelle quali possiamo ravvisare ancora un rapporto con il pericolo esterno, ma dobbiamo ritenere smisuratamente esagerata la paura di fronte ad esso. Ed infine, in terzo luogo, troviamo l’angoscia nell’isteria e in altre forme di nevrosi gravi, la quale o accompagna certi sintomi o compare indipendentemente sotto forma di attacco o di stato più persistente, tuttavia senza aver mai un fondamento evidente in un pericolo esterno”.

Naturalmente lo studio sull’angoscia ha portato Freud ad “aggiungere una nuova pennellata alla descrizione dell’Io.

“L’Io è debole rispetto all’Es, che ne è il fedele servitore, intento a seguire gli ordini e soddisfare le richieste. Non intendiamo ritrattare questa frase. Ma d’altra parte, questo Io è pur sempre la parte dell’Es meglio organizzata, orientata verso la realtà. Non dobbiamo esagerare troppo la distinzione fra i due, né essere sorpresi se l’Io, da parte sua, influisce sui processi dell’Es. Ritengo che l’Io esplichi questo influsso mettendo in azione il più onnipotente principio di piacere dispiacere per mezzo del segnale d’angoscia. Per la verità, immediatamente dopo, esso mostra di nuovo la sua debolezza, poiché rinuncia, con l’atto della rimozione, a una parte della sua organizzazione e deve permettere che la spinta pulsionale rimossa rimanga permanentemente sottratta al suo influsso”.

 

La terza parte del saggio La decostruzione del soggetto nella nuova topica di Sigmund Freud, (La teoria delle pulsioni) uscirà lunedì 20 marzo

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6 Comments

  • Costa

    Reply Reply 13 marzo 2017

    Da Es, Io e Super Io al concetto di angoscia. A chi non possono sembrare interessanti questi argomenti? Li trovo sempre attuali e soprattutto alla base di qualsiasi studio psicologico. Bravo Giuseppe, continua così. A presto da Costa!

    • Giuseppe

      Reply Reply 13 marzo 2017

      Attuali perché sono alla base della psicoanalisi, “scienza” fondata, come scrivevo nel post precedente, proprio da Sigmund Freud. Grazie Costa per il tuo commento.

  • Elena

    Reply Reply 14 marzo 2017

    Mi par di capire che la libido, ovvero la ricerca del piacere, quando incontra il principio di realtà che la osteggia si incanala su pulsioni egoistiche ed autodistruttive? Cioè scrivo perché sto cercando di astrarmi da una realtà che non mi da piacere? Se è così, concordo 🙂

  • Marina

    Reply Reply 19 marzo 2017

    Il mio super io è tremendo, non molla, anzi lo fa solo di fronte alla mia esigenza di liberare la parte inconscia tramite la scrittura: lì mi lascia andare e io arrivo a esprimere la parte più profonda di me , quella che, forse, nemmeno io conosco. Del resto, il netto potere liberatorio della scrittura vuole questo.

    • Giuseppe

      Reply Reply 19 marzo 2017

      Allora siamo in due ad avere un super io “tremendo”. Liberarlo attraverso la scrittura ci rende liberi. Liberi perché attraverso la scrittura conosciamo sempre di più noi stessi.

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