La Bellezza è una gioia per tutte le stagioni

La Bellezza è l’unica cosa contro cui la forza del tempo sia vana. Le filosofie si disgregano come la sabbia, le credenze si succedono l’una all’altra, ma ciò che è bello è una gioia per tutte le stagioni, ed un possesso per tutta l’eternità.

Oscar Wilde

Con questo aforisma di Oscar Wilde, scrittore irlandese nato a Dublino il 16 ottobre del 1854 (morirà di meningite a Parigi il 30 novembre del 1900 all’età di 46 anni) inauguriamo la sezione dedicata ai libri ambientati in Irlanda. E, a parer mio, non vi è modo migliore per incominciare questa nuova stagione del mio blog se non disquisendo di Bellezza, di quella Bellezza che non sa di effimero, di temporalità, di caducità, ma, al contrario, di quella Bellezza, come scrive Oscar Wilde, che “è una gioia per tutte le stagioni” e di quella Bellezza che per noi è “un possesso per l’eternità”.

La Bellezza sembra scomparsa dalla nostra vita. I musei, per parafrasare la famosa espressione di Nietzsche, sono divenuti i sepolcri del pulchrum. L’uomo contemporaneo da lungo tempo ormai ha perso il suo rapporto con il Bello, preferendo banalizzarlo. Lo stupore e la meraviglia, uniti all’esperienza della gioia, che si provavano davanti al pulchrum, hanno ceduto il posto al disinteresse e al rumore. Eppure, la Bellezza è il punto di partenza per la contemplazione dell’essere.

Non vogliamo qui dare lezioni di filosofia sul concetto di Bellezza o di Estetica. Anche se dal canto suo, credo che Oscar Wilde abbia parecchio da insegnare in proposito. Lui stesso, d’altronde, era un esteta. “Un conversatore meraviglioso dalla voce suadente e musicale, un dandy stravagante e inimitabile, uno scrittore prezioso che spesso toccava le vette del genio, un delizioso insolente, desideroso di affascinare e di stupire con ogni sua parola: era comparso nei salotti e nei ristoranti alla moda tenendo con disinvoltura fra le mani gigli e girasoli, indossava camicie di seta e soprabiti di pelliccia da far rimanere a bocca aperta, calandosi, in una vera e propria campagna di auto promozione, nel ruolo dell’esteta raffinato”. Così lo descrive lo scrittore, regista, attore e drammaturgo Riccardo Reim.

La vita come opera d’arte, dunque. La vita come Bellezza da ammirare, da stupirsene, da meravigliarsi, da amare. Da vivere, per l’appunto. “La Bellezza, quale trascendentale, è quella capacità, quella forza, quella dynamis, quella alterità che si manifesta da se stessa in tutto il suo splendore, sic et simpliciter, con tutta la sua portata di attrazione, persuasione e seduzione, sì che il soggetto può assumere solo ed esclusivamente una situazione di passività”. Così scrivevo nel 2005 nel mio saggio “L’irruzione dell’eterno nel tempo. Il tempo dell’attrazione dell’amore”.

Questa portata di attrazione, persuasione e seduzione ce la offrono, tornando alla nostra tematica, i meravigliosi scenari paesaggistici irlandesi. L’Oceano Atlantico e il Mare d’Irlanda che lambiscono le sue coste, le scogliere a picco come le Cliff of Moher nella Contea di Clare, le pianure ricoperte di verde, tanto da attribuirle il nome di Isola di smeraldo, i pascoli, i castelli diroccati, segni di un passato eroico: tutto questo ed altro ancora, quale metafora di Bellezza, esercita su di noi viandanti,  aridi della segreta Bellezza, quel fascino di cui abbiamo bisogno per redimerci.

Perché la Bellezza se da un lato è un punto di partenza che aiuta l’uomo a meravigliarsi, a stupirsi per ciò che è bello, d’altro canto è un punto di arrivo in cui l’uomo potrà vivere beatamente e intrinsecamente nella Bellezza, divenendo un tutt’uno. Al centro vi è il viaggio della vita di ogni giorno, costellato da insidie, da tormenti, da ansie, tipicamente umane che ci distolgono da quel fascino che esercita il Bello e che fanno sembrare eterne quelle filosofie e quelle credenze di cui parla Oscar Wilde nel suo aforisma. La Bellezza è da riscoprire.

Vi lascio con due omaggi. Il primo è uno stralcio tratto dal VII capitolo del mio romanzo L’arpa di Turlough O’Carolan (dal mio sito puoi scaricare gratuitamente i primi tre capitoli).

La salita era stata difficoltosa ma, alla fine aveva regalato degli splendidi e maestosi panorami. L’occhio si perdeva fino alla Baia di Clew, costellata da numerosissime e piccolissime isolette. Carolan non contemplò nulla di tutto questo, ma assaporò nel suo cuore una gioia immensa. Con sé portava la sua arpa, e ciò lo rendeva ancora più felice. Quanti segreti portava quell’uomo dentro di sé! Quali arcani enigmi! Un piccolo uomo, vecchio, cieco, di fronte a tanta bellezza, sulla cime della Montagna Sacra. Volle restare solo, lì, sospeso tra la terra e il cielo, immerso nei suoi pensieri. Abbracciava la sua arpa, come uno sposo la sua amata.

Il secondo omaggio è una mia poesia dal titolo “Bellezza” che si trova nella mia raccolta Il viandante e il divoratore di falene.

Forse è nelle stelle il mio destino

raggiante di amore e raro

arido della segreta Bellezza

notte calma e silenziosa: guarda

è Dio che erra per questo cielo e

splende nella sua Presenza gloriosa

come nel giardino una rosa

O segreta Bellezza

di stupore cospargi l’animo umano

irrori di profumi il fiore della vita

Tu eterna giovinezza invocata

raggiante di amore e raro

in cielo una stella sarà il mio battito

a coronarti più desiderata quaggiù

 

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2 Comments

  • Alessandro s

    Reply Reply 3 Settembre 2016

    “Bellezza” alcune volte data anche per scontata. Contemplarla sarebbe molto utile. Gran bel tema. Continua così maestro!

    • Giuseppe

      Reply Reply 3 Settembre 2016

      Ciao Alessandro e grazie per il tuo commento. La Bellezza va sicuramente contemplata.

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