Intervista a Robert Sanasi, autore del romanzo “Dublin Calling: Generazione in fuga”

Cari amici, lettori e naviganti, benvenuti nel mio piccolo e modesto salottino letterario. Questa per me è la prima intervista che realizzo. Almeno qui, in questo mondo virtuale. Sì, poiché nel mondo reale molte sono state le occasioni in cui ho dovuto vestire i panni di chi conduce interviste ad altri colleghi scrittori. Ovviamente, quando si compie per la prima volta qualcosa che non abbiamo mai realizzato nella nostra vita le difficoltà non sono poche: i dubbi ci attanagliano. Ed è quello che mi è capitato: le domande che rivolgerò agli ospiti scrittori saranno quelle giuste? Riuscirò a cogliere nel segno? Saprò condurre e guidare una conversazione tramite web? Ci abbiamo provato. Ospite di questa prima intervista che si inserisce a pieno titolo nella rubrica Per chi ama i libri ambientati in Irlanda è Robert Sanasi, conosciuto su Facebook nell’agosto del 2016, autore del libro “Dublin Calling: Generazione in fuga“. Conosciamolo meglio.

1) Benvenuto Robert in questo blog. Siamo pugliesi entrambi. Ci dividono una sessantina di chilometri e poco più di un’oretta di strada. Così, giusto, per rompere il ghiaccio, cominciamo col raccontare di te e dei tuoi studi.

Ciao a tutti e grazie per l’ospitalità! Vengo dalla provincia di Lecce. Ho fatto il Liceo Classico nella mia città natale, Nardò, e dopo aver conseguito la laurea in Comunicazione a Lecce mi sono trasferito, inizialmente, a Bologna in cerca di un lavoro e poi a Dublino.

2) Come e quando hai iniziato a scrivere esattamente e per quali ragioni?

Intorno ai 22 anni se non ricordo male. Ricordo che era per me un periodo di grande “noia”, di stasi, d’immobilità, in un certo senso ebbi una sorta di “crisi esistenziale” e un amico mi prestò e raccomandò “On the road” di Kerouac. Fu amore a prima vista e In qualche modo mi aprì la mente. Sentivo il bisogno di evadere e di esprimermi in un modo nuovo. Iniziai con brevi poesie fino a provare la prosa con un mio primo romanzo breve che resta ancora nel cassetto, scritto di getto a mano in una grafia ad oggi incomprensibile anche a me stesso e che in verità era molto acerbo, molto ingenuo ma mi affascinava l’idea di scrivere, raccontare la vita con parole mie.

3) A che genere di autori ti avvicini maggiormente? Quali letture e scrittori prediligi maggiormente e quali esempi ti portano?

Come detto sopra, Kerouac è stato quello che ha acceso la miccia e rimane uno dei miei autori preferiti non solo per il modo di scrivere ma per quello di “sentire” le cose. Inevitabilmente gli autori che ami finiscono per influenzare anche la tua scrittura e visione letteraria. Altri sono  Fante, H. Miller, Hamsun, Bukowski, Rimbaud, Cèline, Tondelli. Mi piacciono quindi gli scrittori che viaggiano, che sperimentano nella vita e nell’arte, che se ne fregano delle regole e mettono tutto sulla pagina, è quello che mi emoziona maggiormente e che vado ricercando nelle mie letture. Anche Joyce, P. Roth, Buzzati, molta letteratura francese… Apprezzo tantissimo la poesia italiana con la musicalità e forza della nostra lingua.

4) Il tuo romanzo è ambientato in Irlanda. A Dublino, per la precisione. Raccontiamo della tua opera “Dublin Calling. Generazione in fuga”. Di cosa parla esattamente? E quanto di te c’è nell’opera?

“Dublin Calling” è un romanzo semi-autobiografico, quindi basato per la maggior parte su esperienze realmente vissute dal sottoscritto nella sua permanenza a Dublino durata circa sei anni. C’è tanto di me, quindi.

Giacomo è un giovane italiano che a 26 anni vola in Irlanda alla ricerca di un lavoro e nuove esperienze di vita, tutto quello che gli è mancato negli anni precedenti in Italia. L’entusiasmo iniziale viene di colpo spezzato da un dramma famigliare e da allora in poi continuerà ad avere, per così dire, l’anima divisa in due: tra la sua casa in Italia e la sua nuova casa a Dublino. Conosce un grande amore straniero e tanti altri più o meno temporanei. Lascia Dublino come a voler fuggire da qualcosa o sperimentare altro sotto altri cieli ma la città lo richiama sempre a sé lungo un percorso di crescita e trasformazione della sua personalità, tra incontri occasionali, pensieri e dubbi, nell’inquieta e caotica ricerca d’una propria identità e significato.

5) Noi scrittori esordienti troviamo tante difficoltà a promuovere le nostre “fatiche letterarie”. Quali sono le principali difficoltà che hai incontrato o che stai incontrando nella promozione del tuo libro?

Son quelle di qualsiasi autore esordiente che non abbia già un nome nell’editoria o in qualsiasi altro settore. Il problema quindi è la visibilità: da solo cerco di far leva sul mio network di amici, conoscenti e lettori e uso molto i social.

Fortunatamente ho trovato un editore in Inghilterra che ha appena pubblicato il romanzo in inglese. Quindi tale versione si avvarrà anche dei suoi sforzi nella promozione e marketing.

6) Uno sguardo al futuro. Quale sarà la tua prossima opera? E quale argomento toccherà?

In realtà ho già altri tre romanzi completi. Il mio secondo è ambientato a Parigi, dove trascorsi un paio di mesi subito dopo aver lasciato l’Irlanda, ed è incentrato sulla ricerca dell’amore nella “città dell’amore”. E’un romanzo più letterario, poetico, erotico e romantico allo stesso tempo, in cui il linguaggio diviene più ricercato e immaginifico rispetto a “Dublin”.

7) Puoi regalarci qualche passo del tuo libro? Magari l’Incipit di “Dublin Calling. Generazione in fuga”?

Avevo letto Gente di Dublino tanti anni prima per un esame all’università e mai e poi mai mi sarei aspettato di ritrovarmi proprio qui a casa di Joyce. Nella Dublino moderna del Duemila. Io che sognavo da anni di andare in Australia, la terra del sole, mi ritrovai invece di colpo in Irlanda,  sotto nuvole permanenti. E mai e poi mai mi sarei sognato di ritrovarmi a scrivere un giorno di tutto questo, qualcosa di scritto, di tangibile, di vivo ancora vivo da lasciare in mezzo a quelle strade che mi hanno visto crescere tra i problemi, le speranze e le follie del giovane davanti alla porta del mondo adulto.

Dall’oblò la scrutavo con dubbio la città, con nelle orecchie Where the streets have no name degli U2, pensando a quanto tempo c’avrei trascorso, se un paio di settimane, di mesi, anni, tutta una vita? Era il primo passo in quell’abisso d’incertezza, paura ed eccitazione prima del salto.

Atterrai a Dublino una sera d’ autunno che in Irlanda vuol dire già inverno e i primi giorni restai a casa del mio amico e compaesano Gio’. Lo avevo incontrato per caso un pomeriggio nella nostra Nardò e mi aveva invitato sapendo che lì, durante il boom economico della Tigre Celtica, avrei potuto trovare un lavoro e uno stipendio fisso. Cose che in Italia sembravano un sogno irrealizzabile. Arrivai a Dublino con già un buon inglese ma sbattei subito la testa contro il terrificante accento irlandese. Capire qualcosa dalla bocca degli autoctoni, nei primi tempi, era una missione impossibile!

Venivo da un anno a Bologna, dove mi ero trasferito dal Salento in cerca di un’opportunità di lavoro e vita dopo la laurea. Avevo fatto solo lavoretti da promoter e altre cose del genere, con pagamenti a tre mesi e curricula inviati ovunque in Italia e all’estero senza mai ricevere risposta. Venivo chiamato solo per lavori di vendita e agenzie immobiliari. Ma io non ce l’ho mai avuta la stoffa del venditore, no! Ho sì una certa eloquenza e parlantina, ma non datemi mai da vendere nulla. Non sono affatto avvezzo a convincere gli altri di qualcosa o ad obiettivi da raggiungere pena la fustigazione in sala mensa di stile fantozziano. No no no! Mi piace interloquire con le persone, quello sì. Cercavo un lavoro di comunicazione, in linea con la mia laurea ma tale ambito era troppo grande o troppo piccolo a seconda dei punti di vista. Impenetrabile. Quindi cosa feci? Me ne andai a Dublino a cercar lavoro in qualche call center. Più comunicazione di così?

Bene Robert. Sono davvero contento di averti avuto come ospite nel mio blog, per questa chiacchierata, ad averci svelato qualcosa in più su di te e sulle tue attività da scrittore. Ti faccio i miei migliori auguri per la tua carriera di scrittore. Grazie ancora per avermi dato l’occasione di inaugurare questo salottino letterario dedicato ai libri ambientati in Irlanda.

Se qualcuno avesse altre domande Robert sarà felice di rispondere attraverso i commenti.

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8 Comments

  • Robert

    Reply Reply 23 Gennaio 2017

    Grazie per l’intervista, Giuseppe! E’stato un piacere.

    • Giuseppe

      Reply Reply 23 Gennaio 2017

      Ciao Robert. Ben ritrovato! Sono felice che questa intervista si stata di tuo gradimento. Nell’attesa che arrivi qualche domanda o chiarimento da parte di altri lettori sono io stesso che voglio porti una domanda. Hai vissuto in Irlanda per un bel po’ di tempo e sicuramente porti dentro di te tanti ricordi. Puoi raccontarci del ricordo più bello che conservi? E, se ve ne sono stati, di quello meno piacevole?

      • Robert

        Reply Reply 27 Gennaio 2017

        Be’, naturalmente in più di sei anni di vita ce ne sono stati tanti. Quello più bello forse quando mi fu comunicato che avevo ottenuto il lavoro e quindi poteva iniziare la mia avventura Irish. Fu un attimo di grande felicità. Il più brutto sicuramente la chiamata di mia madre che mi annunciava un dramma familiare che poi viene raccontato anche nel libro.

  • Marina

    Reply Reply 27 Gennaio 2017

    Ciao Robert, ho letto con interesse e curiosità l’intervista. Tu sei un autore che si è autopubblicato, mentre in Irlanda è un editore inglese che ha pubblicato il romanzo. Sei già in grado di fare un bilancio delle due esperienze? Per esempio, nel campo della promozione, il tasto dolente di tutti gli esordienti (come giustamente è stato messo in evidenza da Giuseppe, nella sua domanda), quella offerta dall’editore è stata più efficace?
    Posso chiederti anche perché hai scelto l’autopubblicazione in Italia: sei l’ennesimo esordiente “rifiutato” o hai liberamente scelto di ignorare i canali ufficiali?
    Grazie.
    Apprezzo molto, Giuseppe, chi si adopera per mettere in evidenza le opere valide di scrittori nuovi, sei stato bravo! 😉

    • Robert

      Reply Reply 27 Gennaio 2017

      Ciao Marina,innanzitutto scelsi subito la via dell’autopubblicazione per questioni di tempo. Volevo mettere fuori il libro prima di lasciare l’Irlanda e ce la feci. Poco prima, però, mandai il manoscritto ad un paio di editori ed uno mi richiedeva un cospicuo contributo economico per la pubblicazione:dissi di no così come ad altre successive richieste. Si chiama Editoria a pagamento (EAP) e da allora ho sempre cercato di evitarla. Per questo romanzo quindi non ho ancora ricevuto richieste legittime. Posso dire invece che in questi giorni il mio terzo romanzo è stato accettato da un editore non EAP, quindi son molto contento. Prima o poi credo che ne troverò uno anche per Dublin Calling.

      In merito alla promozione: ora ho un editore in Inghilterra ma sta preparando il piano marketing proprio in questi giorni, quindi ancora non posso dire nulla (il libro è stato pubblicato da un mese ma con le vacanze natalizie di mezzo ovviamente abbiamo atteso). Certamente potrò contare su un sostegno in più e maggiore esperienza nel settore, considerando che l’editore ha il mio stesso interesse a vendere il più possibile.

      Da autopubblicato e da solo è difficile trovare spazio e visibilità, a meno che non si sia famosi o si possa contare su potenti mezzi di marketing e pubblicità.

      Spero di esserti stato utile.

      • Marina

        Reply Reply 28 Gennaio 2017

        Grazie Robert, discutiamo spesso di questi argomenti con altri amici virtuali e confrontarsi con chi ha vissuto o sta ancora vivendo l’esperienza della pubblicazione del proprio libro è sempre interessante.
        Grazie per le risposte e buona fortuna per le tue opere.

        • Robert

          Reply Reply 28 Gennaio 2017

          Grazie e buona fortuna anche a te.

    • Giuseppe

      Reply Reply 29 Gennaio 2017

      Grazie Marina per i complimenti! Lo prendo come uno sprone per andare avanti e migliorarmi.

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