Il problema di Dio in Hermann Hesse, parte quinta

L’amore: fondamento ultimo. Ripiegamento sul cristianesimo

La risposta di Siddharta alle obiezioni di Govinda non si ispira alla teoria del Buddha, ma alla sua prassi.

“Come potrebbe non conoscere l’amore, lui (il Buddha) che aveva riconosciuto tutta la caducità, la nullità del genere umano, eppure amava tanto gli uomini da impiegare tutta una lunga vita laboriosa unicamente a soccorrerli, ad ammaestrarli”.

Hermann Hesse, Siddharta, Adelphi, Milano 1993, pag. 192

Anche per lui

“son più care le cose che le parole, la sua vita e i suoi fatti più che i suoi discorsi: sono più importanti gli atti della sua mano che le sue opinioni”.

Hermann Hesse, Siddharta, Adelphi, Milano 1993, pag. 192

Al di là di tutti gli influssi indo-buddhistici e sino-taoistici, al di là di tutte le svolte dalla rinuncia indiana al mondo all’accettazione sono-taoistica del mondo, la conclusione, l’esito di questo libro non è orientato in senso buddhistico o taoistico, ma piuttosto cristiano.

“Che il mio Siddharta esalti non la conoscenza, ma l’amore, che rifiuti il dogma e ponga al centro l’esperienza dell’unità, può essere percepito come un ripiegamento sul cristianesimo, anzi come un tratto tipicamente protestante”.

Hermann Hesse, Siddharta, Adelphi, Milano 1993, pag. 192

In questo racconto geniale Hermann Hesse ha sintetizzato tutti gli elementi della sua convenzione di fede, la religiosità romantica della natura come pure l’idea indiana di unità, l’ethos cinese come pure la sua eredità pietista, una convinzione di fede che raggiunge il suo vertice nell’atteggiamento fondamentale dell’amore.

“Ama il prossimo come te stesso”.

Hermann Hesse, Il mio credo, Fabbri editore, Milano 1994, pag. 99

L’idea di unità, però, non esiste soltanto in India, ma anche ai margini della tradizione giudaico-cristiano-islamica.

Hesse sapeva che ci sono anche importanti pensatori cristiani di tendenza mistica, che s’incontrano con quelli indiani. Secondo Meister Eckhart Dio crea il mondo e l’uomo in se stesso, e l’essere proprio di Dio si propaga nelle cose, così che nel “fondo dell’anima” è possibile sperimentare la profonda unità do ogni ente con Dio. Secondo Nicola Cusano la superpienezza di Dio include in Sé tutte le opposizioni, così che Dio è contemporaneamente il massimo e il minimo, il centro e la periferia, il passato e il futuro, la luce e le tenebre, anzi l’essere stesso e il non-essere. Opposizioni che in Dio sono unità, ma nel mondo si contrappongono nello spazio e nel tempo.

Questa dualità nella comprensione di Dio non poteva continuare a lungo. Nell’opera Narciso e Boccadoro (1930), ha luogo un’importante correzione nella comprensione di Dio alla luce della grande tradizione occidentale. Narciso, conoscitore di Aristotele e Tommaso, corregge l’uomo di mondo Boccadoro, tediato del mondo: il mondo non è divino, ma Dio è l’essere perfetto.

“Ogni altra cosa che esiste, è soltanto a metà, è parziale, è in divenire, è composta, è costituita da possibilità, Dio invece non è composto, è uno, non ha possibilità, ma è in tutto e per tutto realtà”.

Hermann Hesse, Narciso e Boccadoro, Mondadori, Milano 1989, pag. 253

Conclusione

Reso precocemente estraneo al cristianesimo per colpa di cristiani pietisti, familiarizzatosi molto presto con le religioni orientali, Hesse ha cercato per tutta la vita la religione a lui adatta.

Egli muoveva dalla pacifica convinzione che c’è soltanto un Dio, una sola verità, ma che ogni popolo, ogni tempo, ogni individuo li accoglie in modo suo proprio, per cui sorgono forme sempre nuove.

“Già da tempo non ero più giovane quando a poco a poco cominciai rendermi più familiare la fede nella quale ero stato educato… Non ho mai fatto parte di una qualche comunità, chiesa o setta, oggi però mi considero quasi un cristiano”.

Hermann Hesse, Il mio credo, Fabbri editore, Milano 1994, pagg. 81-82

La poesia Meditazione è per lui una professione di fede che tenta di esporre i fondamenti della sua fede.

“Quella poesia non è una ‘illuminazione’ nel senso del momentaneo e dell’irrazionale. Essa è nata in una notte d’insonnia, come la maggior parte delle mie poesie, ed è nata come un tentativo lucidissimo e rigoroso di delineare con parole quell’aspetto della mia fede che considero un mio possesso sicuro. In realtà, com’è naturale, la poesia non compendia tutta la mia fede (che si inoltra più addentro all’autentico religioso e al cristiano) ma, appunto, solo i suoi fondamenti spirituali: innanzitutto la enunciazione del primato dello spirito e quello della differenza tra creatore e creatura. Lo spirito nella mia poesia non è solo divino, esso è Dio, e non in senso panteistico”.

Hermann Hesse, Il mio credo, Fabbri editore, Milano 1994, pag. 80

Hermann Hesse sapeva che la religione non è fatta solo di dogmatica, di morale e di riti, ma si fonda su un’esperienza di sé.

Immanenza di Dio al di là di ogni trascendenza.

“Se Dio mi ha gettato nel mondo e mi fa esistere come individuo è mio compito di tornare per la via più diretta alla Totalità e all’Uno o non debbo io piuttosto adempiere la volontà di Dio proprio col lasciarmi trascinare soddisfacendo la sua gioia di scindersi e di vivere in fondo nei singoli individui?”

Hermann Hesse, Il mio credo, Fabbri editore, Milano 1994, pag. 93

Magia dei colori

Alitar di Dio di quando in quando,

cielo in alto, cielo in basso,

luce canta canzoni a mille a mille,

Dio si fa mondo in colori variopinti.

 

Bianco su nero e caldo sul fresco

si sente sempre tracciato di nuovo,

eternamente dal caotico intreccio

riluce intatto l’arcobaleno.

 

Così tramuta nell’anima nostra

in mille pieghe tra voluttà e affanno

la luce di Dio, agisce e crea,

e come il sole noi lo onoriamo.

Hermann Hesse, Vagabondaggio, TEN, Roma 1993, pag. 85

 

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2 Comments

  • Costa

    Reply Reply 28 febbraio 2017

    E così è giunto a termine questo entusiasmante viaggio di ricerca per la religione più adatta ad Hermann. Davvero un percorso molto bello in ogni suo tratto. Complimenti Giuseppe per averci fatto scoprire questa strada perseguita da Hermann. Saluti da Costa!

    • Giuseppe

      Reply Reply 1 marzo 2017

      Siamo giunti al termine di questa lunga carrellata. Spero non abbia annoiato nessuno.

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