Il problema di Dio in Hermann Hesse, parte 2

Abraxas: il Dio della psicoanalisi

“Il nostro Dio si chiama Abraxas, ed egli è Dio ed è Satana, egli ha in sé il mondo luminoso e quello scuro. Abraxas non ha nulla da obiettare contro nessuno dei Suoi pensieri, contro nessuno dei Suoi sogni”.

Hermann Hesse, Demian, Newton Compton, Roma 1998, pag. 481

Ma -c’è da chiedersi- proprio vero che non v’è nulla da obiettare? Neppure contro l’omicidio, l’assassinio e le atrocità? È possibile mai che Dio sia uguale in tutto e per tutto a Satana, e la luce alle tenebre, il bene al male?

Al Dio cristiano di Hesse cosa è successo? È stato, forse, sostituito da un’altra religione, da un’altra fede, da un culto e mistero diversi, da un altro Dio?

Le questioni fondamentali sollevate dal romanzo Demian sono di una tale radicalità che fanno vacillare paurosamente l’immagine cristiano-occidentale di Dio. Non si tratta, qui, in fondo, che della fondamentale questione teologica del bene e del male in Dio stesso?

Ogni realtà si staglia con chiarezza soltanto alla luce del suo contrario, anzi, neppure in Dio stesso ci può essere luce senza tenebre, amore senza ira, sì senza no. Di conseguenza, nel concetto di Dio stesso deve essere pensato il principio negativo, l’anti-divino.

La soluzione dell’oscuro enigma di fondo del male e del male nel mondo e in noi stessi si fa strada ed emerge palese: noi siamo buoni e cattivi contemporaneamente perché Dio stesso è buono e cattivo; e questo Dio si chiama Abraxas, un Dio ambivalente, dal doppio volto.

L’idea del bene polarmente equivalente all’idea del male, l’actus purus sullo stesso piano dell’actus impurus, l’Uno originario uguale al Non-Uno originario: impensabile per Platone, Aristotele e Plotino. Se ciò fosse vero, allora anche il sommo bene, il “summum bonum“, dovrebbe essere nel medesimo istante il “summum malum“, il sommo male, e l’essere stesso il non-essere stesso. Inconcepibile per Agostino e Tommaso d’Aquino. Che cosa può infatti spiegare, donare, redimere un simile Dio, che, fin troppo simile alla nostra imperfezione, avrebbe bisogno egli stesso di spiegazione e redenzione? Il panteista Spinoza, ispiratore di Lessing, Hegel e Goethe, era ancora troppo buon logico per poter pensare in Dio stesso un anti-divino come secondo principio negativo, un manicheismo ad intra, satana in Dio stesso.

Ma si sa, lo scrittore Hesse non era né voleva essere un filosofo o un teologo. Non pensava con categorie metafisico-ontologiche, ma con quelle esistenziali dell’esperienza, dell’individuazione, dell’autoanalisi. Con il simbolo divino di Abraxas voleva dare soltanto espressione alle sue fondamentali intuizioni psicoanalitiche: la norma per se stessi si deve trovare in se stessi, seguendo la voce interiore del cuore.

Hesse non parlava di una fondazione di una nuova religione mitologica-psicoanalitica, ma di ricerca di sé, ricerca di strade:

“Cercare se stesso, divenire saldo in se stesso, procedere a tastoni nel proprio cammino, senza preoccuparsi di dove conduca”. È realmente del tutto indifferente verso dove? Basta diventare se stessi. Sarebbe, “in ultima analisi privo d’importanza” che uno “finisca come poeta o come folle, come profeta o come delinquente”.

Hermann Hesse, Demian, Newton Compton, Roma 1998, pag. 493

L’uomo sarebbe quindi soltanto:

“un tiro della natura, un tiro nell’incerto, forse per qualcosa di nuovo, forse per niente”.

Hermann Hesse, Demian, Newton Compton, Roma 1998, pag. 494

Unico compito dell’uomo sarebbe quello di:

“lasciar che questo tiro avvenga dalla profondità originaria, sentire in me la sua volontà e farla interamente mia”.

Hermann Hesse, Demian, Newton Compton, Roma 1998, pag. 494

“Vedi, questo è il Signore Iddio, e la sua strada porta alla pace” gridò uno, e molti lo seguirono.Un altro annunziò che la via di Dio portava alla lotta e alla guerra. Uno lo chiamò luce, un altro notte, uno padre, uno madre. Uno lo celebrò come quiete, uno come movimento, come fuoco, come freddo, come giudice, come consolatore, come colui che crea, come colui che distrugge, come colui che perdona, come colui che vendica. Ma Dio non si chiamò. Egli voleva essere chiamato, amato, celebrato, maledetto, odiato, pregato, perché la musica dei cori universali era la sua casa divina, era la sua vita; ma gli era indifferente con quali nomi lo chiamassero, se lo amassero o lo odiassero, se presso di lui cercassero quiete e sonno o danza e furore. Chiunque poteva cercare. Chiunque poteva trovare”.

Hermann Hesse, Klein e Wagner, Newton Compton, Roma 1992, pag. 90

La terza parte del saggio Il problema di Dio in Hermann Hesse, (La via indiana, Buddha: tra fuga dal mondo e desiderio del mondo) uscirà lunedi 13 febbraio

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14 Comments

  • Costa

    Reply Reply 6 febbraio 2017

    Ciao,tutto molto interessante questo trattato sulla psicanalisi del problema di Dio..forse anche noi ogni tanto dovremo sottoporci a questa psicoanalisi..attendiamo la continuazione.

    • Giuseppe

      Reply Reply 6 febbraio 2017

      Ciao Costa. Il percorso “spirituale” di Hermann Hesse è passato anche da questa attenta analisi psicoanalitica. Alla prossima.

  • Elena

    Reply Reply 6 febbraio 2017

    Secondo me Hesse ha intuito uno degli insegnamenti più profondi della cultura orientale ovvero che in ogni cosa c’è tutto e il suo contrario. Non c’è a mio avviso un giudizio di valore, ma una constatazione.
    Un universo in un granello di sabbia….

    • Giuseppe

      Reply Reply 6 febbraio 2017

      Ciao Elena. Confermo tutto quello che hai asserito nel tuo commento. Molto bella la dicitura: “Un universo in un granello di sabbia”. Grazie.

  • Letizia

    Reply Reply 6 febbraio 2017

    Giuseppe, trovo sempre più interessante leggere i tuoi articoli su Hermann Hesse. Davvero complimenti. Continuerò a seguirti con molto piacere.

    • Giuseppe

      Reply Reply 6 febbraio 2017

      Grazie Letizia. Grazie, sopratutto, per i complimenti. Spero di non deluderti.

  • Massimiliano Priviero

    Reply Reply 6 febbraio 2017

    Bello, bellissimo questo parallelismo in Demian tra spiritualita’ e anima psicanalitica. Grazie di averlo riproposto. Personalmente, tendo a tenere ben distinti tra loro i concetti di spirito e anima, ma del resto lui era un poeta, e la cifra stilistica di un poeta non si discute anzi, solo un grandissimo avrebbe potuto fare un accostamento cosi’ profondo.

    • Giuseppe

      Reply Reply 7 febbraio 2017

      “Demian” è un bellissimo “romanzo di formazione” di Hermann Hesse. La storia narra dell’evoluzione spirituale di un adolescente tormentato ripercorrendone i difficili anni della crescita. In questo romanzo non si può trascurare l’impronta fortemente religiosa, con frequenti richiami a situazioni ed episodi della Bibbia, in cui si può vedere il riflesso dell’educazione cristiana e pietista dello scrittore stesso. Concordo pienamente con te circa la distinzione tra “spirito” e “anima”.

  • Marina

    Reply Reply 25 febbraio 2017

    Io, invece, ho difficoltà a capire il pensiero di Hesse: le due anime di Dio, una buona,una cattiva, chiuse in una sola essenza? Mah, Dio non ha in sé il suo contrario, non avrebbe senso credere nella sua misericordia e nella lotta contro il Male a favore del bene. Significherebbe avere davanti il fine delle nostre azioni e il nemico che ci impedisce di raggiungere quel fine.

    • Giuseppe

      Reply Reply 25 febbraio 2017

      In effetti, è un po’ difficile comprendere questa tesi su Dio. Impossibile da accettare. Lungi da una concezione cristiana di Dio. Questo, però, è il percorso di Hesse dal punto di vista psicologico-religioso. In questo caso egli disquisisce su questa divinità, Abraxas, per l’appunto. “La parola Abraxás (o Abrasáx o Abracax), d’incerta etimologia, è stata ritrovata su pietre e gemme usate come talismani magici. D’origine gnostico-mitraica, rappresenta principalmente la mediazione fra l’umanità e il dio Sole. Presso la tradizione persiana arriva a simboleggiare l’unione/totalità fra Ahura Mazdā ed Arimane, ossia Bene e Male.”
      Su questa pagina puoi trovare maggiori informazioni su questa divinità: https://it.wikipedia.org/wiki/Abraxas

      • Marina

        Reply Reply 26 febbraio 2017

        Interessante. Grazie.

        • Giuseppe

          Reply Reply 26 febbraio 2017

          Grazie a te, perché sei sempre presente!

  • Ivano landi

    Reply Reply 28 febbraio 2017

    Il discorso si fa sempre più affascinante. Proseguo subito con la lettura della terza parte.

    • Giuseppe

      Reply Reply 28 febbraio 2017

      Grazie Ivano. Spero che tu stia trovando questi articoli di tuo gradimento.

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