Il contributo dell’Antico Testamento ad una nozione della Verità

La concezione veterotestamentaria di verità deve la sua particolare fisionomia al fatto che il termine ebraico per verità è ‘emet, derivato dalla stessa radice ‘aman, da cui deriva l’equivalente ebraico di fede, ‘emunah.

  1. La radice ‘mn, che sta alla base di tutti i composti, ha il significato fondamentale di sicuro, attendibile, capace di portare un carico, solidità, stabilità, fedeltà.
  2. L’aggettivo verbale ‘amen conferma, in occasioni solenni, la portata, cioè la validità di una parola sia per il presente che per il futuro.

Il significato di ‘emunah

A questo contesto linguistico e oggettivo appartengono anche i due sostantivi ‘emunah ed ‘emet, che i LXX traducono generalmente con pistis e aletheia.

  1. ‘emunah indica, originariamente, la durata, la resistenza, come ad esempio le braccia alzate di Mosè:

 Poiché Mosè sentiva pesare le mani dalla stanchezza, presero una pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi sedette, mentre Aronne e Cur, uno da una parte e l’altro dall’altra, sostenevano le sue mani. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole (Es 17,12).

2. Di solito, però, ‘emunah non indica un modo-d’essere-delle-cose, ma un comportamento umano o divino verso altre persone. Nell’ambito dei rapporti interpersonali, ‘emunah significa la sicurezza, la fedeltà, oppure la fiducia.

Tutti coloro che erano stati scelti come portieri delle soglie, erano duecentodocici; erano iscritti nelle genealogie dei loro villaggi. Essi furono stabiliti da Davide e dal veggente Samuele, grazie alla loro fedeltà (1Cr 9,22)

Il termine ‘emunah usato insieme a “giustizia” indica il comportamento che corrisponde al diritto, la rettitudine o la veracità.

Il Signore retribuirà ad ognuno secondo giustizia e la propria fedeltà (1Sam 26,23);

Aprite le porte ed entri una nazione giusta, che mantiene la fedeltà (Is 26,2);

Fascia dei suoi lombi sarà la giustizia, cintura dei suoi fianchi la fedeltà (Is 11,5).

3. Quando si parla dell’’emunah di Jahvé, ci si riferisce alla sua lealtà all’alleanza, espressa nella sua salvante e giudicante azione storica. Nei Salmi vengono spesso ricordate insieme la fedeltà di Jahvé, la sua bontà e la sua giustizia.

O Signore, fino ai cieli è la tua misericordia, fino alle nubi la tua fedeltà (Sal 36,6);

Ma la mia misericordia non ritrarrò mai da loro, né smentirò la mia fedeltà (Sal 89,34).

Fedeltà all’alleanza significa mantenere la parola: “poiché retta è la parola del Signore e fedele ogni sua opera”. Perciò l’’emunah è la determinatezza e la fedeltà con cui il Dio d’Israele mantiene la parola detta una volta e porta a compimento nella storia ciò che ha annunciato. La fiducia è così inscindibilmente legata a Javhé, che il cantico di Mosè (Dt 32, 4) lo definisce concisamente il “dio fedele”.

Il significato di ‘emet

Il termine è frequente soprattutto nei libri storici, nei primi profeti e nei salmi.

  1. Prima di tutto ‘emet, come ‘emunah, esprime genericamente e formalmente consistenza e solidità. Il complesso significato di ‘emet si rivela chiaramente quando il termine è usato assieme a salvezza: salvezza e sicurezza vengono promesse a Israele come doni di Javhé.

Ecco: io farò rimarginare la loro ferita, avrò cura e li guarirò; li inonderò con abbondanza di pace e di sicurezza (Ger 33,6).

2. Anche persone nelle quali si ha fiducia vengono caratterizzate da ‘emet (Ne 7,2; Es 18,21). A differenza del pensiero greco, l’indubbia sincerità o fedeltà degli uomini non viene intesa come una qualità o virtù, ma come atteggiamento nella convivenza di tutti i giorni e che gli altri sperimentano. La verità non è un qualcosa che c’è, ma che si compie.

3. Sia ‘emunah che ‘emet si avvicinano molto al diritto.

Il giudizio è messo in disparte e la giustizia se ne sta lontana, perché la verità incespica sulla piazza e la rettitudine non può avervi accesso (Is 59,14).

4. È tipico della concezione veterotestamentaria della verità non riferire ‘emet solo al presente, ma anche al futuro.

5. Quando si parla dell’’emet di Jahvé, ci si riferisce alla sua costante fedeltà all’alleanza:

Le opere delle sue mani sono verità e giustizia” (Sal 10,7).

‘emet non indica una qualità di Jahvé, ma un suo atteggiamento, così come viene percepito dagli uomini. L’aspetto importante sta nel fatto che la verità di Jahvé non si rivela – come nel caso della divinità greca – in un’astrazione dalla realtà storica, ma nella contingenza degli avvenimenti storici: dalla creazione, passando per la liberazione d’Israele dall’Egitto, fino alla bontà verso i singoli e l’annuncio di nuove prove di fedeltà.

6. Nei testi tardivi dell’Antico Testamento si nota una tendenza razionaòlizzante e oggettivamente nell’uso del termine ‘emet. Il Salmo 119, sotto l’influsso della sapienza, non considera più parola di verità di Jahvé le promesse rivolte a future realizzazioni: al loro posto sono subentrate le prescrizioni e i comandamenti divini espressi nella Torah. Dn 8,12 usa il termine verità come sinonimo della religione giudaica:

Una milizia fu incaricata del sacrificio perpetuo sacrilego e la verità fu gettata a terra.

L’empio si affanna per un salario insicuro, ma per chi semina la giustizia la ricompensa è certa. (Pro 11,18).

In Pro 23,23 la verità viene addirittura elogiata come un bene che si compra:

Compra la verità, non la rivendere, sapienza, disciplina e intelligenza.

Conclusione

Secondo la concezione veterotestamentaria, la verità non è un concetto ontologico, ma di relazione. Verità non significa essere-in-sé-e-per-sé, ma la fiducia che danno cose, dati di fatto, uomini oppure Jahvé. La verità non è un qualcosa di astratto, è un avvenimento contingente. Verità, realtà storica e comportamento personale sono indivisibilmente uniti tra loro. L’Antico Testamento non conosce l’esplicita domanda greca, legata alla conoscenza: cos’è la verità? Al suo posto ci si chiede implicitamente quale affidamento dia, poiché essa dà sicurezza all’esistenza. Quando ci si pone la domanda sulla verità, nel pensiero greco prevale la natura eterna, sempre uguale a se stessa, la physis; in quello ebraico, invece, la storia contingente che continua a scorrere. Ivi la conoscenza in senso assoluto, qui l’azione fiduciosa.

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