George Berkeley e la sua teoria dell’essere come percezione

Un raggio di immaginazione o di sapienza potrebbe illuminare l’universo, e brillare nei secoli più remoti.

George Berkeley

Anche il post di oggi (così come avvenuto ieri per James Joyce) è per omaggiare un altro grande scrittore irlandese: George Berkeley, nell’anniversario della sua scomparsa avvenuta il 14 gennaio del 1753.

Cenni biografici

George Berkeley, dunque: filosofo, teologo e vescovo anglicano. Non voglio tediare alcuno con il riportare notizie biografiche, ma credo che qualche cenno sia dovuto. Nacque a Kilkenny il 12 marzo 1685. Studiò al Trinity College di Dublino, dove, in seguito alla sua laurea, insegnò teologia, greco ed ebraico. Compì alcuni viaggi: uno anche in italia. Dopo alcuni anni trascorsi in studi e viaggi formulò il progetto di evangelizzare e civilizzare i giovani indigeni d’America. Così nel 1728 partì per fondare un collegio nelle isole Bermude. Ma il suo progetto naufragò nel nulla poiché le sovvenzioni, promesse dal parlamento, non giunsero mai a destinazione. Tornato in Inghilterra, fu nominato vescovo di Cloyne. Qui rimase fino al 1752. Quindi ritornò a Oxford. Morì il il 14 gennaio del 1753. Scrisse diverse opere e trattati filosofici e teologici.

La teoria del’essere come percezione

Anche per il suo pensiero filosofico e teologico non voglio tediare alcuno. È considerato uno dei tre grandi empiristi britannici insieme a John Locke e David Hume. Tutta la sua filosofia si può riassumere nella celebre formula «Esse est percipi»,  che vuol dire “l’essere significa essere percepito“, ossia: tutto l’essere di un oggetto consiste nel suo venir percepito e nient’altro. Qualsiasi cosa, qualsiasi oggetto è, dunque, come lo percepisco io, nella mia vita quotidiana, nel mio essere unico e irripetibile, nella mio essere qui ed ora, nella mia “particolarità”. Non vi è “universalità”.

Questa credenza è un po’ assurda e contraddittoria. Non vi pare? Perché le percezioni sono nel soggetto che le percepisce, sono dentro di noi, e non fuori, in un ipotetico mondo, platonico, fatto di idee astratte, a volte prive di qualsiasi contenuto di verità.

«La teoria immaterialistica così enunciata sentenzia che la realtà si risolve in una serie di idee che esistono solo quando vengono percepite da uno spirito umano. È Dio, Sommo Spirito, spirito infinito, che ci fa percepire sotto forma di cose e fatti le sue idee calate nel mondo. Idee, in un certo senso, “umanizzate”, e in quanto tali “percepibili”» (fonte Wikipedia).

Per una maggiore analisi del pensiero di Berkeley rimando agli articoli comparsi sui blog di Maurilio LovattiAndrea Cusimano e Dino Licci.

Un aforisma

Si può parlare, scrivere e lottare per la libertà, ma solo il libero pensatore è veramente libero.

George Berkeley

Vi lascio con questo aforisma di George Berkeley che io trovo molto interessante e illuminante. La libertà non ha prezzo. In tutti i sensi. Tu cosa ne pensi? Ne discutiamo insieme?

I commenti sono l’anima del blog, perciò se l’articolo ti è piaciuto o pensi ti possa servire, lasciami un commento o una tua riflessione. Sarò felice di risponderti.

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