Festeggiando Saint Patrick’s Day

Oggi, 17 marzo, si festeggia Saint Patrick’s Day, ovvero la festa di San Patrizio, patrono dell’Irlanda. Una festa che vede riunirsi milioni di persone originarie dell’isola sparse per il mondo. Ma non solo. È una festa, infatti, che attira moltissimi turisti e curiosi a vivere una giornata all’insegna dell’allegria e della spensieratezza. Non manca, però, anche quel briciolo, poco o tanto che sia, di religiosità legata al Santo. Oggi, questa festa, si celebra in tutto il mondo. Quindi, anche in Italia. E, non sono pochi, i festival irlandesi, ricchi di tante attrattive per vivere e rivivere i colori e la magia dell’Irlanda, che si organizzano in ogni dove. In Italia, tra i più importanti, possiamo ricordare quelli di Torino, Roma e Napoli.

Mi chiedo, ora: “Potevo mancare proprio io dal festeggiare con voi, miei carissimi lettori, questo giorno?” Certo che no! E lo voglio fare regalandovi il settimo capitolo del mio romanzo L’Ultimo Cantore d’Irlanda. Dove si parla di San Patrizio e delle leggende a lui legate, di Turlough O’Carolan, l’arpista cieco, protagonista del romanzo e del suo fidato compagno di viaggi.

Non mi resta che augurarvi BUONA LETTURA.

In lontananza il Croagh Patrick, la Montagna Sacra, si ergeva imponente. Il paesaggio intorno a Claremorris, plasmato da foreste, costellato da numerosissimi laghi, e da tipici drumlin a schiena d’asino, era dolce e piacevole.

Il sole accarezzava appena la pelle. Il vento sussurrava leggero, era quasi impercettibile.

Carolan e Phelan, finalmente, percorrevano il sentiero che, dal villaggio di Murrisk, li portava al luogo più sacro di tutta l’isola d’Irlanda. Si erano trattenuti troppo tempo a Claremorris, ma ne era valsa la pena. Avevano riposato. E per Phelan quel riposo era stato una benedizione piovuta dal cielo.

«Sempre in viaggio», si ripeteva di nascosto dal suo Maestro. «Sì, lo so, d’altronde è il suo mestiere. Ma io…!». Poi, però, cambiava opinione.

Vi erano numerosi pellegrini che si arrampicavano sul monte, e molti anche a piedi nudi, in segno di devozione e penitenza. Cercavano di raggiungere la cima, come per toccare il cielo, e chiedere grazie e segni miracolosi, guarigioni, perdono, serenità e libertà.

Cosa ci andava a fare sulla Montagna Sacra il nostro Carolan non si è mai potuto sapere. Era un segreto. E lo era anche per Phelan. Quella buona anima di Phelan, che, con grande devozione e silenzioso raccoglimento, accompagnava il suo Maestro in ogni viaggio, in ogni direzione, in ogni dove.

La salita era stata difficoltosa ma, alla fine aveva regalato degli splendidi e maestosi panorami. L’occhio si perdeva fino alla Baia di Clew, costellata da numerose e piccolissime isole. Carolan non contemplò nulla di tutto questo, ma assaporò nel suo cuore una gioia immensa. Con sé portava la sua arpa, e ciò lo rendeva ancora più felice.

Quanti segreti portava quell’uomo dentro di sé! Quali arcani enigmi tratteneva quel piccolo uomo, vecchio, cieco, di fronte a tanta bellezza, sulla cima della Montagna Sacra.

Quale abisso l’animo umano! Insondabili e profondi i suoi pensieri.

Volle restare solo, lì, sospeso tra la terra e il cielo, immerso nei suoi pensieri. Abbracciava la sua arpa, come uno sposo la sua amata. Forse ringraziava qualcuno. E poi suonò, ma non si udì alcuna parola.

 

Una storia narra che proprio qui, sulla cima del monte, nel 441, San Patrizio rimase per quaranta giorni per costruire una piccola chiesa e che, al termine del quarantesimo giorno, il santo scagliò una campana su una pendice del monte, nella Baia di Clew, scacciando dall’isola tutti i serpenti e le impurità. Fu così che si formarono quelle strane isolette, uniche al mondo.

Gli abitanti dell’isola erano sempre stati affezionati al loro santo protettore.

Patrizio era nato in Scozia nel 387. Il suo nome era Maewyin Succat. Il padre Calphurnius e la madre Conchessa appartenevano a una nobile famiglia romana. A sedici anni fu rapito da alcuni pirati irlandesi e venduto come schiavo. Dopo sei anni riuscì a fuggire dalla corte del re che lo aveva acquistato, e tornò presso la sua famiglia. Durante la prigionia ebbe modo di imparare la lingua gaelica e la religione celtica. Divenuto diacono prima, vescovo poi, con l’autorità conferitagli da papa Celestino I, evangelizzò le isole britanniche e, in modo del tutto particolare, l’Irlanda. All’epoca del suo apostolato, iniziato nel 431, l’isola era quasi del tutto pagana.

Una leggenda popolare diceva che la croce celtica fu introdotta da San Patrizio, mentre stava predicando di fronte ad una pietra sacra delimitata da un cerchio. La croce fu sovrapposta sul cerchio, simbolo del sole, della vita nuova, dell’eternità. Il simbolo dei pagani divenne, così, il simbolo dei cristiani. Supremazia del cristianesimo sulle religioni pagane.

Vi erano croci dappertutto, esteticamente belle e raffinate, a volte ricercate nello stile. I nodi, le spirali, gli intrecci geometrici, i motivi zoomorfi sembravano labirinti inestricabili, vie intricate e tortuose per il cammino dello spirito degli adepti verso la purificazione del cuore; possibile porta verso l’eternità.

Forse Carolan era lì per questo, per fare luce nel buio della sua vita. Cercava l’illuminazione per il suo spirito così travagliato e tormentato, incurante della folla dei pellegrini, accorsi numerosi come le stelle del cielo.

Lui, come Re Davide, cantava le lodi di Dio, chiedendo con insistenza, la serenità per la sua vita e giorni prosperi e liberi per la sua amata terra. Ripeteva le stesse parole della preghiera di benedizione del viaggiatore irlandese del vescovo Patrizio: «Sia la strada al tuo fianco, il vento sempre alle tue spalle, che il sole splenda caldo sul tuo viso, e la pioggia cada dolce nei campi attorno e, finché non ci incontreremo di nuovo, Iddio ti protegga nel palmo della sua mano».

Phelan, seduto all’ombra di una grande quercia, giocava, spensierato, con un meraviglioso trifoglio, inconsapevole, che, secoli prima, fu utilizzato dal santo vescovo Patrizio per spiegare il mistero della Trinità.

Scopri di più

L’Ultimo Cantore d’Irlanda

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20 Comments

  • Costa

    Reply Reply 17 marzo 2017

    Ovviamente quale grande scrittore ed amatore dell’Irlanda come te, Giuseppe, poteva illustrare al meglio questa tipica festa irlandese in onore di San Patrizio. Auguri a tutti i Patrizio allora. Colgo l’occasione, a questo punto, e buon San Patrick’s Day a tutti. Baci da Costa.

    • Giuseppe

      Reply Reply 17 marzo 2017

      Grazie per il “grande scrittore”. Sono lusingato. Ma non sono altro che uno tra tanti piccoli e sconosciuti scribacchini. Questa, è una gran bella festa da passare in compagnia e bere tanta buona birra. Irlandese, ovviamente! Grazie per il commento.

  • Elena

    Reply Reply 19 marzo 2017

    Ho letto la storia di San Patrizio ascoltando la musica dell’arpa che ci hai regalato… Meravigliosa. Ho acquistato il tuo libro “L’ultimo cantore d’Irlanda”. E’ in coda di lettura, ma non vedo l’ora di conoscere una storia che mi fa tornare alla mia adorata epica greca… Un abbraccio e buona domenica

    • Giuseppe

      Reply Reply 19 marzo 2017

      Tutte le musiche di O’Carolan, ovvero del protagonista del romanzo, a mio parere sono molto belle. Su Youtube se ne possono ascoltare un bel po’. Fra l’altro in Irlanda esiste un festival a lui dedicato. In Italia le sue musiche sono suonate da molti arpisti. Esistono anche delle associazioni che portano il suo nome. Quando si parla di Irlanda, poi, non si può non parlare di San Patrizio. Ecco perché nel mio romanzo ho voluto dedicargli un capitolo, se così si può dire. Grazie per l’acquisto. Ti auguro una buona lettura con la speranza di non annoiarti. Buona domenica anche a te!

  • Marina

    Reply Reply 19 marzo 2017

    Da dove nasce la tua passione così intensa per l’Irlanda?

    • Giuseppe

      Reply Reply 19 marzo 2017

      Una storia un po’ lunga che meriterebbe un articolo a parte. In breve dirò qualcosa. Tempo fa, nel mio paese, ogni anno organizzavo delle rassegne di concerti di musica classica. “Concerti di Primavera” si chiamavano. Invitavo musicisti da ogni dove che per diverse serate, nelle sale del Museo Civico della Paleontologia e dell’Uomo del mio paese, allietavano appassionati e turisti con le musiche di noti musicisti e compositori: Mozart, Beethoven, Chopin e tanti altri. Un anno invitai dei musicisti che suonavano l’arpa. Tra i vari pezzi che suonavano ve ne erano alcuni di Turlough O’Carolan. Che ovviamente io non conoscevo. Dovendo preparare le varie presentazioni dei musicisti, dei vari pezzi, libretti di sala dovetti, come sempre, prepararmi. Incominciarono così le mie ricerche su questo personaggio. Leggendo quel poco che si trovava su internet, su alcuni libri a lui dedicati e ascoltando le sue musiche su Yuotube mi sono innamorato di questo musicista, tanto da scrivere questo breve romanzo. Romanzo che mi ha portato delle belle soddisfazioni: l’ho presentato a Città del Libro di Campi Salentina (LE), il festival letterario più prestigioso del sud Italia, in diverse città della Puglia. Il libro fra l’altro è stato adottato in questi anni da diverse scuole come testo di narrativa o come progetto per delle gare di letture. Ovviamente, quando si parla di Turloug O’Carolan si parla di musica classica irlandese, di musica celtica. E di Irlanda. La mia passione per questa isola nasce da qui.

  • Sandra

    Reply Reply 19 marzo 2017

    La festa di St. Patrick sta prendendo piede anche in Italia negli ultimi anni. Chissà, forse un giorno andrò nel paese dei quadrifogli verdi.

    • Giuseppe

      Reply Reply 19 marzo 2017

      Vero Sandra. Questa festa in alcune città d’Italia è già “tradizione”. Si svolgono dei veri e propri festival dedicati alla cultura irlandese, con concerti, presentazioni di libri a tema, incontri con autori, cene con le tipiche pietanze irlandesi. Al momento, come scrivevo nel post, i festival più importanti sono quelli che si svolgono a Torino, Roma e Napoli. Sarebbe bello partecipare!

  • Fabrizio

    Reply Reply 19 marzo 2017

    Bellissimo racconto!
    Conosco Giuseppe e le sue storie da anni ormai.
    Da arpista, ho sempre apprezzato molto il suo lavoro su O’ Carolan e consiglio a tutti la lettura di queste sue fatiche.
    Un abbraccio,
    Fabrizio

    • Giuseppe

      Reply Reply 19 marzo 2017

      Grazie Fabrizio. Benvenuto nel mio blog. Guarda caso ho conosciuto O’Carolan proprio grazie a te quando venisti a suonare ad uno dei miei concerti. E dopo sono nate delle belle collaborazioni. Non conoscevo nulla di questo musicista. Mi chiesi come fece il Manzoni “Carneade, chi era costui?”. Ho apprezzato la sua musica e la sua vita. Nonostante la sua cecità diventò uno dei più importanti musicisti dell’Irlanda. Un bell’esempio di vita e di coraggio!
      Grazie per il tuo commento.

  • frida

    Reply Reply 19 marzo 2017

    Imperdonabile, veramente imperdonabile per me – che sono stata in Irlanda – non conoscere questo compositore ( ma anche un bel personaggio, da quel che mi è dato di capire…).
    Leggendo il brano del tuo libro e ascoltando questa dolcissima musica, mi è veramente venuta la voglia di conoscere tutta la storia…
    E dico che il tuo lavoro è encomiabile, perché il romanzo storico è uno fra i generi più difficili ( oltre che inventiva, occorre competenza sugli eventi ).
    E bene fanno le Scuole ( suppongo le Scuole Medie ) ad adottare un libro come questo: oltre che con una buona scrittura, i ragazzi hanno modo di cimentarsi con un genere letterario che non è propriamente per la loro età .
    Questa è Cultura. Grazie.

    • Giuseppe

      Reply Reply 19 marzo 2017

      Fino a qualche anno fa non lo conoscevo neanche io. Non c’è da meravigliarsi. Diciamo che ho avuto la fortuna che il mio libro sia stato adottato e sia in adozione presso alcune scuole. A breve incontrerò gli alunni di diverse scuole. Come scrittore e ospite mi cimenterò con i ragazzi a parlare di scrittura, di lettura, di cultura, di musica, di religione, di arte, di storia, di geografia: il libro offre diversi spunti di riflessione e avrò modo di interagire con loro. Avrò un bel da fare.

  • frida

    Reply Reply 19 marzo 2017

    Parliamo tutti di San Patrizio, ma oggi -19 Marzo – è San Giuseppe.
    Auguri a te!

    • Giuseppe

      Reply Reply 19 marzo 2017

      Grazie Frida. gentilissima!

  • newwhitebear

    Reply Reply 19 marzo 2017

    Un bel capitolo.Scorrevole e liscio. Ciao

    • Giuseppe

      Reply Reply 19 marzo 2017

      Un caloroso benvenuto nel mio blog. Grazie mille!

  • Elena

    Reply Reply 20 marzo 2017

    Beh anche a Torino si è dato vita a un Festival, ma purtroppo essenzialmente organizzato intorno al business: birra e vivande varie. Peccato, la storia d’Irlanda è corposa e drammaticamente sempre attuale. Andrebbe conosciuta….

    • Giuseppe

      Reply Reply 20 marzo 2017

      Purtroppo anche questo è vero! Ormai si commercializza tutto. Tutto ruota intorno al business. Birra ovunque! La storia irlandese ha da insegnare molto: dalla colonizzazione alle varie persecuzioni alla conquista della libertà.

  • Elena

    Reply Reply 20 marzo 2017

    Sono andata sulla pagina del blog dedicata alle recensioni al romanzo “L’ultimo cantore d’Irlanda” ma non sono riuscita a inserire la mia. Perciò la scrivo qui 🙂
    La storia mi è piaciuta, c’è una ricerca storica ed etnografica molto attenta e la narrazione ti porta immediatamente tra le lande verdi e pioviginose d’Irlanda. La stria del bardo più famoso e leggendario è interessante, mi ha riportato all’epica greca di Omero, cieco anche lui. Il viaggio di O’Carolan e del suo scudiero è la pacifica resistenza al tentativo di sottomissione e omologazione degli inglesi nei confronti del popolo irlandese. La musica la religione, il druidismo, sono tutti aspetti che rivendicano una specificità che non vuole morire. Come il bardo, che per farlo torna là dove era partito. Perché non c’è cosa che valga di più della terra in cui siamo nati e della musica che essa ci richiama alla memoria
    La storia delle persecuzioni inglesi contro i residenti dell’isola poi sono un monito per i nostri giorni sempre valido.
    Una lettura consigliata

    • Giuseppe

      Reply Reply 20 marzo 2017

      Grazie mille, Elena. Molto bella questa recensione. La inserisco io, creando un post apposito e inserendola nella pagina. Grazie ancora!

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