Edith Stein

Edith Stein nacque a Breslavia nel 1891, da famiglia ebraica. Studiò nella città natale ma completò i corsi univarsitari a Gottinga e a Friburgo, ove si trasferì per seguire le lezioni di Edmund Husserl. Dopo la laurea si dedicò all’insegnamento, ma ebbe la carriera troncata dalle leggi razziali. L’avvenimento più importante per lei fu, in quegli anni, la conversione al cattolicesimo, che diede nuove ragioni alla sua vita. Nel 1933 entra nel Carmelo di Colonia, prendendo il nome di Teresa Benedetta della Croce. Costretta a rifugiarsi in Olanda, fu ugualmente arrestata nel 1942 ed internata ad Auschwitz, ove morì nelle camere a gas il 9 agosto dello stesso anno. Scrisse poesie, opere filosofiche e di meditazione ove, accanto alla cultura e alla fede, brilla la ricchezza dell’animo e della mente.

I brani che seguono sono liberamente tratti dal libro di Teresa a Matre Dei, Edith Stein, Vita e Pensiero, Milano 1971.

La grande differenza tra Edith Stein e le altre religiose stava nel suo silenzio. La mia impressione fu che ella fosse turbata fino all’intimo, ma non spaventata. Non posso trovare espressione migliore di questa: ella dava la sensazione di portare una tale mole di sofferenza che, se per caso abbozzava un sorriso, ne rimanevi ancor più sconvolto. Non parlava quasi per nulla. Mi viene il pensiero che ella prevedesse ciò che attendeva lei e le altre persone. In fondo, era l’unica che fosse fuggita dalla Germania ed era meglio informata degli altri. Ella pensava alla sofferenza (era troppo calma per questo), ma alla sofferenza che aspettava gli altri.

 

Quando incontrai questa donna al campo di westerbork dissi subito a me stesso: questa è veramente una persona grande. In una conversazione disse: “Il mondo è formato di opposti… ma alla fine nulla resterà di questi contrasti. Solo un amore grande resterà. E come potrebbe essere altrimenti? Parlava con tanta sicurezza e umiltà che doveva conquistare gli ascoltatori. Un colloquio con lei… era un viaggio in un altro mondo. In questi istanti Westerbork non esisteva più… Una volta disse: “… ogni ora io prego per essi (gli ebrei). Ascolterà Dio la mia preghiera? Certo è, però, che ascolta il loro lamento”. Quando ormai non restava alcun dubbio che ella e gli altri battezzati, tra un paio d’ore, sarebbero stati deportati altrove, le chiesi chi dovessi informare della cosa e se potevo aiutarla in qualche maniera. Dovevo chiamare qualcuna delle guardie fidate di Utrecht? Sorrise nuovamente. No, non volle che si facesse nulla. Perché un’eccezione per lei o per quel gruppo? Giustizia esigeva che a lei non venisse alcun privilegio dal fatto di essere battezzata. Se non avesse potuto condividere la sorte degli altri, la sua vita sarebbe stata come distrutta. Ma no!… E così andò col sorriso sulle labbra, insieme alla sorella Rosa, verso le carrozze. Vidi il suo sorriso, la sua infrangibile risolutezza che l’accompagnarono ad Auschwitz.

 

 

Franco Battiato, Il Carmelo di Echt, tratto dall’album Fleurs 2 del 2008

 

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4 Comments

  • Marina

    Reply Reply 27 Gennaio 2017

    Battiato commovente. Davvero.

    • Giuseppe

      Reply Reply 27 Gennaio 2017

      Piace anche a me. Molto. Anche se di questa canzone esistono le versioni di Juri Camisasca e di Giuni Russo.

  • Costa

    Reply Reply 9 Agosto 2018

    Come sempre, come tutti gli altri articoli, anche questo è stato un piacere leggerlo. Davvero molto interessante. Complimenti.

    • Giuseppe

      Reply Reply 9 Agosto 2018

      Grazie Costa. Un saluto!

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