Dietrich Bonhoeffer

Dietrich Bonhoeffer (Breslavia, 4 febbraio 1906 – Flossenbürg, 9 aprile 1945), pastore e teologo luterano impiccato per aver partecipato alla congiura contro Hitler, è considerato uno dei pensatori più fecondi del nostro secolo per la sua ricerca del senso della fede e cristiana e per l’autenticità della testimonianza resa a Cristo in mezzo ai fratelli.

Trascorre da prigioniero il periodo compreso tra il 5 aprile del 1943 e il 9 aprile 1945, giorno della sua impiccagione, a 39 anni da poco compiuti. Il teologo che era fuggito dalla Germania verso gli Stati Uniti nel 1939, e che dopo solo un mese e mezzo vi ritornava per farsi responsabile della colpa e della storia del suo popolo, era figura nota della Berlino colta. Avvicinò e poi sostenne l’attività dei cospiratori contro Hitler, guidati da von Dohnanyi e Canaris. Venne arrestato dapprima con l’accusa di aver fatto fuoriuscire alcuni ebrei, poi come disfattista, e solo dopo incriminato come membro della cospirazione che voleva decapitare il nazismo.

I brani che seguono sono liberamente tratti dal libro di Dietrich Bonhoeffer, Poesie, Qiqajon, Magnano (BI) 1999.

Voci notturne in Tegel

Lungo disteso sul mio pancale

fisso la parete grigia.

C’è fuori una sera estiva

che gridando gioia alla campagna

non mi conosce.

Lievi si spengono i flutti del giorno

sulla spiaggia eterna.

Dormi un poco!

Ristora corpo e anima, capo e mano!

Ci son fuori popoli, case,

spiriti e cuori in fiamme.

Finché dopo la notte sanguigna

non spunti il tuo giorno –

tu resisti!

[…]

Una voce sommessa legge qualcosa, tagliente e fredda.

Calmati, fratello, presto è finita

presto, presto!

Ti sento camminare con passi coraggiosi e fieri.

Tu non vedi più l’istante

vedi tempi futuri.

Con te, fratello, vado in quel luogo

e ascolto la tua ultima parola:

“Quando il sole mi sarà scomparso

vivi tu per me, fratello!”.

Lungo disteso sul mio pancale

fisso la parete grigia.

C’è fuori una mattina estiva

che gridando gioia alla campagna

non è ancor mia.

Fratelli, finché dopo la lunga notte

no spunti il giorno

noi resistiamo!

Stazioni sulla via della libertà

Viviamo, ora, festa suprema

sulla via per l’eterna libertà

morte, rompi le gravose

catene e le mura

al nostro effimero corpo

e alla nostra anima accecata

perché finalmente vediamo

ciò che qui non c’è dato di vedere.

Libertà, a lungo ti cercammo

in disciplina, azione e sofferenza.

Ora morendo, proprio te

riconosciamo nel volto di Dio.

Da forze buone

Da forze buone, miracolosamente accolti

qualunque cosa accada, attendiamo confidenti.

Dio è con noi alla sera e al mattino

e… in ogni nuovo giorno.

 

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2 Comments

  • Marina

    Reply Reply 27 Gennaio 2017

    Una bell’esempio di cristianità. L’ultima poesia è molto bella.

    • Giuseppe

      Reply Reply 27 Gennaio 2017

      Condivido appieno Marina. Un bell’esempio. Non è da tutti, purtroppo, opporsi ai vari totalitarismi e dittature. Questo teologo ha avuto un enorme coraggio. Le poesie che hai apprezzato sono state scritte mentre era in carcere e avere parole di fede e di speranza non solo per se stesso, ma anche per i suoi compagni e famigliari è da brividi!

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