Come ad Eboli la poesia segna la tappa di un viaggio

Un libro è un giardino che puoi custodire in tasca.
(Proverbio arabo)

Mancano davvero poche ore e poi tutto avrà inizio, come in un sogno. Un sogno che, lasciando le sue vesti di fiaba, sta per indossare gli abiti eleganti della realtà. Ci troviamo ad Eboli, una cittadina di circa 40.000 abitanti in provincia di Salerno, in Campania. Si sa, il luogo è diventato famoso grazie al titolo di un romanzo “Cristo si è fermato ad Eboli” di Carlo Levi scritto tra il dicembre del 1943 e il luglio del 1944.

“Come in un viaggio al principio del tempo, Cristo si è fermato a Eboli racconta la scoperta di una diversa civiltà. È quella dei contadini del Mezzogiorno: fuori della Storia e della Ragione progressiva, antichissima sapienza e paziente dolore”. (Carlo Levi nella sua prefazione).

E mentre tutto parla di viaggio, di cambiamento, di trasformazione e di trasfigurazione (perché, in fondo, il viaggio è anche questo), la Fiera del Libro di Eboli approda alla sua VI edizione della durata di tre giorni, dal 12 al 14 agosto, dove tra incontri, meeteng, presentazioni di libri, incontri con l’autore, spettacoli ed altri eventi, visitatori e lettori incalliti, viaggiatori e viandanti, turisti o residenti non avranno che da scegliere.

Tante le case editrici che hanno scelto di partecipare tra cui il Gruppo Editoriale Tangram, di cui fa parte anche Edizioni del Faro, la casa editrice con cui ho pubblicato la mia raccolta di poesie “Il viandante e il divoratore di falene”.

Così come per le precedenti fiere del libro a cui ho partecipato in questi due mesi estivi (Fiera del Libro di Andora con la recensione di Rebecca Tricolore; ElbaBookFestival con la recensione di Egidio Lenti e di Ciro De Angelis) anche questa volta mi sono avvalso dell’ausilio di alcuni esperti: è la volta di Raffaele Rinaldi, presidente dell’Associazione Viale K in quel di Ferrara e blogger amante di Giorgio Bassani. Questa è la sua recensione.

viandante-divoratore-falene-giuseppe-marino

Puoi acquistare il libro da QUI

Recensione di Raffaele Rinaldi

Nella vita e per mestiere sono più abituato a raccontare la ruvida prosa dei mendicanti che la sublime poesia del viandante, indagare le opache ragioni del vagabondo che le vivide passioni del cercatore, e soprattutto ricomporre le storie di un “perdersi” nelle moderne parabole del figliol prodigo. Assaporare il libro di Giuseppe Marino “Il viandante e il divoratore di falene” è stata l’occasione per ri-cordare (conservare nel cuore) gli anni di studi filosofici trascorsi insieme nel comune percorso di ricerca e amore per la verità, e adesso che le nostre strade si sono intrecciate di nuovo lo riscopro insegnante, scrittore, impegnato nell’azione civile e culturale. Tutti elementi che trovano la loro trasfigurazione poetica in questo diario dell’anima dove ogni poesia segna la tappa di un viaggio la cui grandezza viene affidata alle possibilità e alla debolezza della parola umana.

Ci troviamo nell’epoca del “villaggio globale” (McLuhan) che ha visto accorciarsi il tempo e lo spazio, dove si compiono i viaggi interplanetari. Sono ancora fresche le immagini dei principali TG mondiali che mostravano con enfasi, in diretta o in differita, l’atterraggio della Cristoforetti che concludeva la missione spaziale durata circa 7 mesi restituendoci immagini mozzafiato che abbracciano i più vasti orizzonti, panorami universali, visioni senza frontiere, nuvole gassose e scie luminose che si stagliano sullo sfondo buio dell’universo.

Il fascino di queste possibilità umane stringe il passo nell’associare questo cognome a quello di Cristoforo Colombo scoprendone la stretta parentela fonetica e vocazionale, e pone una domanda universale:

“[…] che cos’è l’uomo nella natura? Un niente rispetto all’infinito, un tutto rispetto al niente, un punto che sta in mezzo tra il tutto e il niente. Infinitamente lontano dal comprendere questi due estremi, la fine e il principio delle cose gli sono invincibilmente celati in un segreto impenetrabile; ugualmente incapace di vedere il nulla da cui è stato tratto e l’infinito che lo inghiotte” (Pascal, Pensieri, 72)

Il viaggio di Marino si pone in questa direttrice esistenziale e spirituale nello stesso tempo, andando inevitabilmente a rintracciare quei viaggi paradigmatici della cultura greca ed ebraica rispettivamente di Ulisse che, osando l’arroganza di spingersi alle colonne d’Ercole del limite umano, Dante lo colloca – maestoso – all’inferno consegnandogli sulle labbra queste solenni parole: “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”, e di Abramo che parte da Ur dei Caldei verso una terra promessa la cui esperienza fissa il credo storico del popolo ebraico che viene perennemente ricordato con l’incipit: “Mio padre era un arameo errante…”

Mi chiedo se effettivamente la profonda vocazione dell’uomo, l’intima sua natura, non consista proprio nel viaggio, nell’ex-per-ire, questo uscire-per-andare nell’eterno partire verso una verità nomade.

In fondo il libro racconta di un avventura, un viaggio: un partire, un perdersi e un ritrovarsi, un pro-tendere verso l’infinito. Attraversa gli stati d’animo, ascolta corpo, anima e cuore come luoghi dove umano e divino s’incontrano e si scontrano. Gli elementi della natura – acqua, terra, aria e fuoco – si mescolano e si dividono, ed anche gli elementi cosmici – dalla stella alla goccia di rugiada – velano e svelano una assenza presente ed una presenza assente nel continuo alternarsi di alba, meriggio e tramonto.

Giuseppe Marino non ci guida in un viaggio alla scoperta della natura descrivendone le manifestazioni e l’effetto che provocano nell’animo, ma – nel solco di una spiritualità condivisa – risponde all’esigenza intrinseca umana di valicare se stessi verso un Altro ed un Oltre.

“E gli uomini se ne vanno a contemplare le vette delle montagne, i flutti vasti del mare, le ampie correnti dei fiumi, l’immensità dell’Oceano, il corso degli astri, e non pensano a se stessi” (S. Agostino, Confessioni, libro X, cap IX)

Se il detto latino “Errando discitur” comincio a tradurlo non nel senso dell’errore ma del viaggiare allora “Il viandante e il divoratore di falene” può essere il viaggio che vale la pena di affrontare, e dove è possibile ritrovarsi fino in fondo,

anzi…fino in cima.

Ringraziamenti

Sento il dovere di ringraziare l’amico Raffaele Rinaldi per il suo contributo. A buon rendere!

Il ringraziamento lo estendo, ovviamente, agli organizzatori e a tutto lo staff della Fiera del Libro di Eboli. E che questa manifestazione abbia lunga vita!

Ringrazio infine la mia casa editrice, Edizioni del faro, sempre in prima linea.

Come fare per acquistare il libro?

Il libro lo si può trovare sia in formato cartaceo sia in formato ebook. Basta cliccare QUI

Condividere è giusto...Share on LinkedIn
Linkedin
Pin on Pinterest
Pinterest
0Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on Facebook
Facebook
0Email this to someone
email

Lascia un commento da Facebook:

10 Comments

  • Costa

    Reply Reply 12 Agosto 2016

    Giuseppe Marino: un nome tanti volti. Scrittore, autore, poeta, professore. Dove il tuo genere di scrittura si fonde tra l’amore divino e quello umano, composto sempre dal tuo lessico particolare e ricercato che sai usare alla perfezione. Ebbene se vi piace viaggiare anche soltanto con la fantasia, stando seduti sul proprio divano con un buon libro in mano vi consiglio “Il viandante e il divoratore di falene”. Ogni libro è un viaggio, ma questo ultimo di Giuseppe Marino lo è molto di più. Complimenti, continua così e a presto.

    • Giuseppe

      Reply Reply 12 Agosto 2016

      La vita stessa è un viaggio. A volte con fermate. Ciao Costa e grazie!

  • Francesca Rizzo

    Reply Reply 12 Agosto 2016

    Caro Giuseppe, che dire! Regali grandi emozioni, un ottimo lavoro!!! Aspetto il tuo prossimo libro. Continua così, a presto!

    • Giuseppe

      Reply Reply 12 Agosto 2016

      Ciao Francesca. Grazie. A prestissimo con una mia nuova “fatica letteraria”.

  • alessandro sta

    Reply Reply 12 Agosto 2016

    Giuseppe, mio insegnante alle scuole elementari. Soprendi sempre più con questo ottimo lavoro letterario. Continua così e aspetto il tuo prossimo libro. A presto!

    • Giuseppe

      Reply Reply 12 Agosto 2016

      Ciao Alessandro. Grazie. A breve uscirà una nuova mia pubblicazione.

  • lety

    Reply Reply 12 Agosto 2016

    Davvero complimenti! Ottima lettura. Sempre più in gamba, in attesa di leggere presto un tuo prossimo libro.

    • Giuseppe

      Reply Reply 12 Agosto 2016

      Grazie lety. Prossimamente su questi schermi.

  • Alessia

    Reply Reply 13 Agosto 2016

    Leggere questi articoli e commenti, accresce ancora di più la curiosità e la voglia di leggere questo libro!
    Non vedo l’ora di leggere tutte queste belle poesie e immergermi in esse!
    Sono sicura che, come sempre, sia un ottimo lavoro!

    • Giuseppe

      Reply Reply 13 Agosto 2016

      Ciao Alessia. La curiosità è quella spinta (o quel viaggio) che ci porta sempre verso la scoperta di un nuovo mondo. Buona lettura!

Leave A Response

* Denotes Required Field