A servizio della Verità. Il contributo di Karl Rahner in Fides et Ratio

“La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità. E’ Dio ad aver posto nel cuore dell’uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere alla piena volontà su se stesso”.

L’enciclica Fides et Ratio dalla quale abbiamo tratto questo inciso segna un evento importante circa i rapporti tra la teologia e la filosofia. Nel secolo breve dove si sono succedute varie correnti filosofiche e teologiche, è risultata ancora più ampliata la dicotomia esistente fra le due.

E’ compito arduo fare una sintesi storica sui rapporti tra filosofia e teologia, o tra filosofi e teologi, però, come vedremo, non si può parlare di una vera e propria divisione. In realtà, l’una cercava l’altra.

Uno dei più grandi esponenti contemporanei della teologia, Karl Rahner, a tal proposito si pone la domanda di come e perché la rivelazione, e cioè la teologia, danno origine spontaneamente ad una filosofia autonoma che è anche la possibilità della teologia. Secondo Rahner la teologia occidentale è riuscita a portare e a trasmettere il messaggio del Logos di Dio perché la teologia presuppone la filosofia.

Ma suddetto concetto è già anticipato dal Concilio Ecumenico Vaticano I nel quale si ammette la conoscenza tramite la ragione e la conoscenza tramite la rivelazione. Ma come può essere dimostrato ciò?

Rahner non ha problemi e crea subito un paragone: come la grazia è una determinazione del soggetto, e per essere compresa necessita della natura della persona che è intrinseca al soggetto stesso, così la teologia per essere compresa necessita di una conoscenza previa che è nella persona.

La teologia consta della filosofia in quanto permette una comprensione non solo storica, ma trascendentale dell’uomo per poter cogliere la rivelazione di Dio.

La rivelazione, comunque, non è subordinata alla filosofia, in quanto quest’ultima, ne è la possibilità in quanto è diversa dalla prima.

Rahner dà anche una definizione di filosofo, affermando che il filosofo è colui che “potendo sperimentare personalmente Dio come colui che tace di se stesso, poteva accettare la rivelazione come grazia”, perché Dio si autorivela nell’amore e per amore.

Pertanto tutta la storia dell’umanità è intrisa della storia della salvezza. Di conseguenza risulta che quando la filosofia diviene la possibilità della teologia, la filosofia stessa assume carattere cristiano; non perché fatta da filosofi cristiani, ma perché tutti gli uomini sono illuminati dalla dalla grazia divina. Quindi, per Rahner, la filosofia occidentale e la teologia assumono questa caraterizzazioni:

  1. Non ci può essere presentazione della rivelazione senza teologia e non ci può essere teologia senza filosofia.

  2. Non che l’Occidente possa continuare a trasmettere e a diffondere tradizionalisticamente la sua filosofia come filosofia universale… La particolare situazione della nostra esistenza che la filosofia deve chiarire è diversa da quella di un tempo, e diversa è, pertanto, anche la filosofia con la quale l’Occidente, nella sera della sua vita, deve comunicare il messaggio del Vangelo.

  3. Questa situazione, implica l’incontro con l’esistenza e quindi con la filosofia esplicita o implicita di coloro ai quali noi occidentali possiamo dobbiamo portare il giovane messaggio del Signore.

Ed ecco che l’enciclica Fides et Ratio ci viene in aiuto quando al cap. VI parla proprio dell’interazione tra teologia e filosofia.

Il capitolo inizia con una forte affermazione: l’uomo è naturalmente filosofo. Il capitolo continua parlando dell’inculturazione della fede in altre parti della terra dicendo che l’apertura della persona nei confronti della trascendenza ha luogo nel momento in cui la cultura è calata nello specifico umano. Le varie culture si ampliano, si aggiornano grazie alla loro accoglienza del nuovo. Non è da dimenticare che molti cristiani vivono e creano alcune caratteristiche della fede in base all’ambiente culturale che li circonda; una cultura che tende, sempre più, all’accoglienza della rivelazione. Ciò che accomuna, unisce la teologia e la filosofia, è, appunto, la Parola di Dio.

La teologia parte dalla Parola di Dio e il suo fine è quello di poter rendere comprensibile la Verità che è la stessa Parola tramite l’intelligenza umana e cioè la filosofia; mentre la filosofia deve cogliere la verità all’interno della Parola di Dio per poterla meglio comprendere.

In conclusione si può affermare che non bisogna cadere nei due eccessi già condannati dal Concilio Ecumenico Vaticano I, cioè, la sola fede contrapposta alla ragione, o la sola ragione contrapposta alla fede, in quanto la verità rivelata, offrendo pienezza di luce sull’essere a partire dallo splendore che proviene dallo stesso Essere sussistente, illuminerà il cammino della riflessione filosofica. La Rivelazione cristiana, insomma, diventa il vero punto di aggancio e di confronto tra il pensare filosofico e quello teologico nel loro reciproco rapportarsi. E’ auspicabile, quindi, che teologi e filosofi si lascino guidare dall’unica autorità della verità così che venga elaborata una filosofia in consonanza con la Parola di Dio. Questa filosofia sarà il terreno d’incontro tra le culture e la fede cristiana, il luogo d’intesa tra credenti e non credenti.

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